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16 febbraio 2024

Stewart Brand & Whole Earth Catalog

 Prendo spunto da un articolo del Guardian letto recentemente che ha colmato un importante lacuna culturale nella mia formazione di informatico. Me lo appunto per non perdere la bussola.

https://www.theguardian.com/books/2013/may/05/stewart-brand-whole-earth-catalog

Si tratta di una intervista e mini biografia di uno di quei personaggi che, diversamente dalla maggior parte di noi, lasciano sul pianeta un impatto da Asteroide, e riporta alla mia mente il riverito Direttore nonche Relatore e nume ispiratore di tanti informatici come me, il mitico Gianni degli Antoni.  

A voi

Stewart Brand

di cui potete leggere una biografia più oggettiva su Wikipedia.

Stewart Brand



Mi limito a tradurre e citare alcune porzioni dell'articolo dedicato a Stewart e a ricordare la sua brillante carriera di futurologo e autore di una serie di libri che hanno avuto un impatto fortissimo sullo sviluppo della tecnologia e in particolare dell'informatica e sull'orientamento di tanti giovani talenti con cui è venuto a contatto. Un grazie sentito all'autrice Carole Cadwalladr.

Brand aveva un talento smisurato per essere al posto giusto al momento giusto. 

Nel 1968, casualmente, fu presente a quell'evento mirabolante che in futuro venne etichettato come 'la madre di tutte le demo'. Douglas Englebart sbalordì un migliaio dei più avanzati informatici al mondo dimostrando il primo 'mouse', la prima teleconferenza, il primo editor di testo e l'anteprima dell'informatica interattiva. Non era proprio casualità: Stewart era un tecnico delle riprese e un consulente per la presentazione.

 ... 1968 – Brand just happened to be at what came to be known as the "mother of all demos" when the world first saw what computers could do.


Nello stesso anno avviò la pubblicazione del 

Whole Earth Catalog

Il libro ha meritato una pagina dedicata su Wikipedia. Pubblicato tra il 1968 e il 1971 viene definito da Steve Jobs come 'una delle bibbie della mia generazione'.


Brand dice che il suo mito era Buckminster Fuller 

A sua volta fu un modello di ispirazione per Steve Jobs, che nel suo storico discorso del 2005 all'inaugurazione dell'anno accademico di Stanford, cita Brand e il suo Catalogo.

Bibliografia


Fred Turner, associate professor of communication at Stanford, Turner's 2006 book, From Counterculture to Cyberculture: Stewart Brand, the Whole Earth Network and the Rise of Digital Utopianism,

John Markoff, who wrote What the Dormouse Said: How the Sixties Counterculture Shaped the Personal Computer Industry, says, simply: "Stewart was the first one to get it. He was the first person to understand cyberspace. He was the one who coined the term personal computer. And he influenced an entire generation, including an entire generation of technologists."

03 aprile 2023

Arrivederci Vodafone

Sette anni con Vodafone

 Ero un cliente TIM. Nel 2015, dopo un aumento a sorpresa da 25 a 45 eur/mese, praticato e non comunicato da TIM, ho abbandonato la compagnia di bandiera e sono passato a Vodafone.

Il servizio è stato tutto sommato valido, rispettoso dei valori impostati e vincolati da una linea in rame vecchia 40 anni. Qualche intervento tecnico, soprattutto sui terminali del rame che si sono ossidati, e un modem sostituito per guasto.

Qualche bisticcio, poche soddisfazioni dal punto di vista tecnico, come documentato nel passato in questo blog, soprattutto in materia di protezione dei minori. Vodafone, come molti altri operatori, 'cattura' tutto il traffico DNS, invalidando le soluzioni tipo OpenDNS.

Per 7 anni ho tenuto vivo questo contratto, un po' perché all'inizio ero in partita IVA e non volevo rischiare di trovarmi delle scadenze durante il cambio della linea, un po' per evitare penali, prima dei 48 mesi. Poi c'è stato il COVID-19 e la Didattica a Distanza, e lo smart-working, e cara grazia ad avere in casa computer, tablet e cellulari e banda dati a sufficienza.

Negli ultimi tre anni le bollette sono aumentate per arrivare raddoppiare o triplicare la stima iniziale di 30 euro al mese. Infatti i figli più piccoli, a cui non abbiamo voluto dare il cellulare, hanno cominciato a chiamare parenti e amici a volte per ore, e, dato che nel contratto il traffico telefonico non era compreso (ma chi usa più la linea fissa?), ha portato le bollette anche a 90 euro al mese.

Nonostante ripetuti inviti a proporci un contratto con traffico voce nazionale incluso, Vodafone non ha mai pensato di rinunciare ai suoi guadagni.

Il divorzio

L'estate scorsa, ad agosto 2022, ho deciso che finalmente era ora di cambiare, e voilà, per par condicio sarebbe toccato a Fastweb prendere il nostro obolo mensile, stavolta con le telefonate comprese.

Dopo la pratica di portabilità del numero, il primo pensiero è stato di togliere l'addebito diretto in banca, per evitare ritorsioni non contestabili. 

Il secondo, quello di restituire il router. Il router originale è stato pagato per intero in comode rate per  48 (quarantotto! 4 anni!) mesi. In estate 2022 Vodafone ci ha recapitato un secondo router, mai chiesto, mai aperto, pronto da restituire alla scadenza del contratto. 

Le istruzioni per la restituzione del router sono confuse, e piuttosto difficili da capire. In teoria, dovrebbe venire un corriere a ritirare il modem, all'indirizzo di tua scelta, o lo puoi riportare in un negozio Vodafone. Io ho tentato prima la strada del ritiro con corriere, ma non si è presentato nessuno. Ho provato a portarlo nel negozio Vodafone, ma mi hanno detto che non lo ritiravano. Ho ritentato con il corriere, e finalmente, parlando con il corriere all'ufficio, mi ha detto "Tranquillo te lo prendo io".

Il litigio

A novembre 2022, a 2 mesi dalla disdetta, è arrivata la bolletta di agosto e settembre, contenente un addebito di 83 euro per "Corrispettivo per recesso"


Come mi aspettavo, Vodafone provava a dare il colpo di coda.

A niente sono valsi i tentativi di far correggere la bolletta interpellando il servizio clienti al 190 e via email. 

Dopo l'ennesimo sollecito, a fine marzo sono passato alla PEC.

Il 1 aprile ho avuto la risposta che ero in coda, sembra uno scherzo, ma io ci credo.

Il 3 aprile la notizia della multa dell'Antitrust.

La notizia de "Il Fatto Quotidiano":

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/03/illegittime-fatturazioni-a-carico-degli-utenti-dopo-il-recesso-o-il-cambio-di-gestore-multa-dellantitrust/7118313/

Per tutta risposta alla PEC, Vodafone scrive: 

Data: Sat, 8 Apr 2023 13:34:52 +0200
Oggetto: Fattura errata cod. cliente 1.8437355

Salve,

abbiamo preso in carico la sua richiesta.

Per ulteriori informazioni può contattarci al N. 02 84119016 o al N. fax 0522638695.

Cordiali Saluti

Selecta.

In pratica, Vodafone vende il credito (e anche tutti i dati) all'azienda Selecta, e lascia che se la sbrighi con l'ex cliente.
Dal punto di vista legale, l'importante è dire che hanno preso in carico la richiesta. Di fatti, non pensate che Vodafone fornisca delle risposte o che vi prenda minimamente in considerazione.

Suppongo che si possa tentare la strada di contestare sia la violazione della privacy (Chi è Selecta?) che la mancata risposta sulla contestazione.

La gestione Selecta

Selecta ha ricaricato di 75 eur e passa la fattura iniziale, adducendo spese di recupero crediti. 



Il 16 maggio chiamato per sapere esito del reclamo, dice che il reclamo è stato respinto, che dobbiamo pagare, perché l’adeguamento viene applicato automaticamente ogni 48 mesi.



17 giugno 

Registrazione su Concilia web.

Avvio procedura di conciliazione.


Interrotta per chiamata con operatore di Selecta recupero crediti che propone una riduzione della cifra.

coincidenza o disegno?




Riferimenti contenzioso telefonia

AGCOM: https://www.agcom.it/contenzioso-tra-utenti-e-operatori

L'utente che, pur avendo presentato reclamo, non riesce a risolvere il problema insorto con il proprio fornitore di servizi di comunicazione elettronica, può avviare la procedura prevista dal nuovo Regolamento per la soluzione delle controversie tra utenti ed operatori di comunicazioni elettroniche (delibera n. 203/18/CONS)

Cocnicliaweb: https://conciliaweb.agcom.it/conciliaweb/login.htm

12 ottobre 2021

ProFTPd: FTP server su Linux usando Webmin

proFTPd

E' uno dei server FTP più diffusi per Linux, usato da una folta schiera di siti e progetti presenti su Internet per gestire il trasferimento di file. Qui su Wikipedia le schede di confronto con altri server FTP.

Installazione e configurazione di base con Webmin

Per molti amministratori di Linux, l'unico modo di procedere è via command line, configurando tutto a manina. Per quelli più pigri come me, a volte è più comodo e conveniente avere una interfaccia centrale un po' più grafica che predispone molti moduli e opzioni, secondo delle linee guida comuni.

Per i server senza GUI, questa interfaccia è Webmin, che guarda caso, dispone anche del modulo proFTPd nella sezione 'Server'.

Se non è installato, cercate nella lista dei moduli non utilizzati, premete il tasto "Installa modulo" e Webmin si preoccuperà dell'installazione e dell'attivazione del server, mettendolo tra i servizi avviati al boot.


 

Non è detto che le vostre esigenze siano proprio le stesse del creatore del modulo Webmin. Infatti ho scoperto che molte delle configurazioni descritte sotto le ho dovute configurare comunque da terminale, o dalla sezione 'Configurazione manuale dei file' del modulo Webmin.

Infatti, se avete dimestichezza con l'inglese, o se vi fidate dei traduttori automatici, vi consiglio la lettura della documentazione scritta dall'autore del modulo Webmin. Tra le decine di opzioni e di configurazioni  possibili, ha reso in forma grafica e 'assistita' quelli più utili ai suoi scopi e alle sue preferenze. Le altre dovrete smanettarle voi in qualche altro modo. Questo è uno dei motivi per scrivere la paginetta di blog con i miei appunti.

Opzionale: server virtuali

Dato che nella mia configurazione non ho necessità di gestire tanti siti diversi con lo stesso server, non ho configurato questa opzione. 
Per attivare questa opzione, sarà necessario disporre di più IP pubblici a cui associare dei nomi di server diversi, ma tutti afferenti alla stessa istanza di proFTPd. 

Webmin mette a disposizione una paginetta dedicata in cui configurare i settaggi specifici per i server virtuali da configurare. Le opzioni che valgono per tutti i server non vanno ripetuti, ma inseriti in una sezione 'Global' del file di configurazione.

Per tenere tutto in ordine, è consigliabile definire un file aggiuntivo di configurazione per ogni server virtuale. Questo è lo standard che segue anche il modulo Webmin.

Opzionale: utenti virtuali

Gli utenti di default di proFTPd sono gli utenti configurati nel vostro Linux: root, administrator, pippo, pluto e paperino. Per questi utenti potete stabilire se effettivamente possono collegarsi in FTP, quale directory utilizzare come 'Home', cosa possono fare o non fare e con che permessi.
 
Se dovete aprire l'accesso FTP ad utenti che non sono i vostri utenti di rete, ma clienti, collaboratori o semplicemente amici, non è necessario creare gli utenti come Users di Linux.
Per questa necessità proFTPd ha pensato di tenerli distinti dagli utenti 'veri' e li chiama utenti 'virtuali'.

Gli utenti virtuali hanno tutte le caratteristiche degli utenti veri, ma sono elencati altrove rispetto agli utenti di sistema, e invece di essere autenticati dal sistema, verranno autenticati dal server FTP.
 
Se sono tanti, potrebbero essere inseriti in una tabella di database, ad esempio, come in questo quesito di Stack Overflow.

Nel nostro caso, sono pochi, e a me basta un piccolo file dedicato, che è una delle opzioni consentite, come descritto in questa domanda posta su Stack Overflow (già sentito nominare?).
Questo file di configurazione specifico va indicato nel file di configurazione generale, insieme all'indicazione del modulo di autenticazione, come segue:

<IfModule mod_tls.c>
TLSEngine    on
TLSLog    /var/log/proftpd/tls.log
TLSProtocol    TLSv1.2
 

Per aggiungere gli utenti è necessario usare un programmino accessorio chiamato ftpasswd, nel quale indicheremo tutti i parametri che caratterizzano l'utente.
Di default il programmino ci chiederà la password, che cripterà secondo le nostre indicazioni, in modo che non sia leggibile da chi dovesse aprire il file, e aggiungerà un nuovo utente in coda al file.

# ftpasswd --passwd --file /etc/proftpd/virtual_users.passwd --sha512 --gid 99 --uid 99 --shell /sbin/nologin --name pincopallo --home /vhosts/example.net/site1/public_html

 
Non è garantito che gli utenti virtuali funzionino al primo colpo. Qui una interrogazione su Stack Overflow (Server Fault) per chiedere perché questi utenti si vedono negare l'accesso.

Chi può fare cosa

Per ogni utente è possibile definire limitazioni sui comandi disponibili. 
La gerarchia pensata dall'autore è, grosso modo:
Server -> Cartella/Directory -> Comandi -> Utenti
 
In questa ottica, si possono creare delle strutture gerarchiche per ogni server, dove per ciascuna cartella radice si elencano i comandi disponibili ai vari utenti. Il sistema è potente, ma anche abbastanza complesso.
Così è possibile creare scenari del tipo: 
  • cartelle in sola lettura
  • cartelle in sola scrittura
  • cartelle 'cieche' dove si può scrivere ma non vedere il contenuto caricato dagli altri
  • Server con determinati utenti e non altri, o restrizioni sugli IP di provenienza
  • cartelle con uno scrittore e scaricatori anonimi

Opzionale: NAT e collegamento PASV

 Se, come nel mio caso, il server FTP si trova dietro un firewall e senza un IP pubblico, dovrete configurare anche il NAT, ossia la mappatura tra IP pubblico e IP privato del server, e con questo, spesso anche il collegamento dati PASV, cioè la modalità di trasferimento per cui le porte vengono fornite dal server e non dal client.

Il collegamento passivo consente di semplificare la configurazione del firewall. Infatti sarà il server ad aprire le porte di trasferimento dati e a comunicarle al client. Sul firewall sarà necessario solo indicare un range di porte, tipicamente tra la 50000 e la 60000, su cui consentire traffico FTP Dati.

Trovate qui la documentazione ufficiale per configurare le opzioni NAT e firewall.

Opzionale: connessione crittografata e TLS

 Come saprete, l'FTP viene visto un po' male da chi si occupa di sicurezza. Infatti, nella sua versione orginale (e ormai arcaica) l'autenticazione FTP viene inviata in chiaro. 

Per ovviare a questa evidente falla di sicurezza che ci espone ad orecchie indiscrete, gli esperti del settore hanno pensato a due soluzioni diverse: SFTP, ossia FTP Sicuro, e FTP su TLS (Transport Layer Security).

FTP su TLS fa lo stesso percorso dell'HTTPS, ossia stabilisce prima una connessione crittografata e certificata, e poi prosegue con i comandi standard ma su un canale protetto.

Anche questa opzione è stata trascurata dal creatore del modulo Webmin, infatti per abilitarla dobbiamo andare a modificare a manina i file di configurazione, ad esempio dall'ultima paginetta del moduo.

Nel file di configurazione principale, proftpd.conf  attiviamo l'inclusione del modulo, e poi andiamo nel file di configurazione specifico ad impostare tutte le nostre preferenze. 


 

Qui trovate la documentazione ufficiale proFTPd del modulo TFS (in inglese).

Le prime voci sono autoesplicative:

<IfModule mod_tls.c>
TLSEngine    on
TLSLog    var/log/proftpd/tls.log
TLSProtocol    TLSv1.2

Negli esempi trovate abilitati anche SSLv.2 e v.3. Carissimi, sto scrivendo nel 2021, sconsiglio vivamente di attivare qualunque protocollo più antico di TLSv.1.2, pubblicato nel 2008, ormai più di dieci anni fa!

Ma chi ci assicura?

Per utilizzare il TLS serve un certificato. Trovate in circolazione le istruzioni per generare un certificato da command line, ma, dato che stiamo utilizzando Webmin, possiamo anche sfruttare le sue potenzialità in questo ambito.

Dalla pagina di configurazione principale di Webmin, tra gli ultimi sottomoduli, troviamo 'SSL Encryption', come mostrato nella sua documentazione.

Da questo modulo è possibile vedere il certificato auto-firmato di Webmin, richiedere nuovi certificati auto-firmati, configurare la propria centrale di autorità (CA), e anche chiedere certificati esterni a Let's Encrypt.

Nel mio caso, ho semplicemente copiato il percorso del certificato auto-firmato di Webmin, e l'ho riutilizzato pari pari in proFTPd.

TLSRSACertificateFile    /etc/webmin/miniserv.pem
TLSRSACertificateKeyFile    /etc/webmin/miniserv.pem

E' chiaro che, lato client, questo certificato viene segnalato come autentico ma non verificabile, e può richiedere un consenso esplicito da parte dell'utente per considerarlo attendibile. E' sicuramente più professionale chiedere un certificato Let's Encrypt per il nostro dominio, purché ci organizziamo anche per il suo rinnovo periodico. 

Alziamo l'asticella, o forse no

Purtroppo non tutti i client, e tanto più i loro operatori, sono in grado di operare o di configurare un canale protetto. Per questo motivo, è possibile lasciare opzionale sia il collegamento sicuro TLS del canale dei comandi FTP, che quello dei dati. Nel nostro caso, abbiamo lasciato commentato l'istruzione di configurazione che obbliga i client ad usare il TLS.

# Are clients required to use FTP over TLS when talking to this server?
#
#TLSRequired    on

Non bisogna dimenticare che se abbiamo scelto e configurato un trasferimento di tipo passivo o PASV, i collegamenti da proteggere sono due, quello dei comandi FTP e quello del trasferimento dei blocchi di dati. Sarebbe opportuno proteggere anche la seconda connessione, ma, ancora, non tutti i client hanno questo livello di sofisticazione. 

Bisticci con FileZilla

Ho collaudato il server FTP usando FileZilla da Windows, ma non tutto è filato liscio, in particolare da quando ho attivato il TLS.

Come documentato su StackOverflow e in altri blog non sempre il TLS risolve tutti i problemi, anzi a volte ne crea di nuovi.  

Stato:    Connessione stabilita, in attesa del messaggio di benvenuto...
Stato:    Inizializzazione TLS...
Stato:    Verifica del certificato in corso...
Stato:    Connessione TLS stabilita.
Stato:    Accesso effettuato
Stato:    Recupero elenco cartella di "/"...
Comando:    CWD /
Risposta:    250 comando CWD eseguito con successo
Comando:    TYPE I
Risposta:    200 Tipo impostato a I
Comando:    PASV
Risposta:    227 Entering Passive Mode (2,116,27,205,217,118).
Comando:    MLSD
Risposta:    150 Apertura della connessione dati in modalità BINARY per MLSD
Risposta:    425 Impossibile aprire la connessione dati: Operazione non permessa
Errore:    Non è stato possibile leggere il contenuto della cartella
Stato:    Recupero elenco cartella di "/"...
Comando:    CDUP
Risposta:    250 comando CDUP eseguito con successo

Come vedete dal tracciato, il comando MLSD fallisce. Lato proFTPd troverete l'errore corrispondente nel log TLS.

Una possibile soluzione sta nel rilassare le richieste che facciamo ai client TLS, esattamente come indicato nei commenti del file tls.conf

# ... or the same with relaxed session use for some clients (e.g. FireFtp)
TLSOptions        NoCertRequest EnableDiags NoSessionReuseRequired

 

08 luglio 2020

US Robotics 5462

In ogni famiglia con un certo numero di figli, c'è quello 'uscito male'.

La US Robotics non fa eccezione.

Guarda caso, l'access point Wifi che ho comprato anni fa, è proprio uno di questi.

Il modello è il 5462, (qui la pagina di US Robotics) che veniva venduto insieme ad una chiavetta WiFi, che invece ha funzionato abbastanza bene.

Questo baracchino, che è proprio una baracca, ha un hardware talmente brutto che non è stato nemmeno preso in considerazione da parte degli sviluppatori open source, per i progetti OpenWRT e DDWRT, che consentono di "personalizzare" la propria centralina WiFi.

Qui trovate la descrizione e le specifiche del chipset, che è un Intersil ISL3893, in questo forum, bollato come vecchio e pieno di difetti: "wireless driver full of bugs and not worth to be further developed".

In questi giorni lo sto usando come Access Point della rete "ospiti", chiamiamola così, perché la Vodafone Station Revolution non mi dà la possibilità di configurare gli orari di accesso, e quindi limitare la navigazione ai miei ragazzi.

Il problema più grave è che continua a perdere l'ora, e non è in grado di sincronizzarsi con alcun server esterno. Spesso lo trovo bloccato, entro e scopro che l'AP è tornato nel gennaio del 1970! Ovvio che nel 1970 non c'era WiFi e non può funzionare...

Delle tre opzioni presentate per l'aggiornamento dell'ora, l'unica che funziona è l'aggiornamento con inserimento manuale. Non funziona NTP, non funziona 'prendi l'ora dal computer', e evidentemente, il sistema non riesce a ricordarsi l'ora neanche da un giorno con l'altro...

Insomma, un pezzo di hw da dimenticare, che perde il tempo e fa perdere tempo!

25 febbraio 2020

Coronavirus e visalizzazione dati

Il mio lavoro quotidiano spesso ruota attorno alla rappresentazione di dati raccolti in campo.

In questi anni di 'big data' e 'infografica' le tecniche per la rappresentazione grafica di dati in modo da convogliare informazioni sono molto di attualità e vedono ogni giorno nuove proposte e nuove tecniche.

In questi giorni sono incappato in un sito che propone un aggiornamento giornaliero sulla diffusione del COVID-19.



https://www.worldometers.info/coronavirus/

Worldometer è un sito commerciale che offre servizi di raccolta e pubblicazione dati in tempo reale. Include contatori per la popolazione mondiale, per l'economia, la società e, pagando, qualunque altra cosa misurabile su internet che vogliate documentare. Pagando una licenza potete includere un loro contatore sul vostro sito.

Se dovessi sceglierne uno, mi piacerebbe questo, che conta il numero di blog post scritti oggi:


La rappresentazione dei dati non è particolarmente curata nello stile o la grafica, ma semplice, lineare e di facile lettura.

A parte la materia, un po' triste, a me sembra un bel esempio di DataViz, e a voi?


30 settembre 2019

il signor Wong e altri blogger

Qualche tempo fa ho scritto una paginetta su SPF e i relativi meccanismi per difendersi da certi tipi di spam. Quella pagina era discorsiva, ma anche abbastanza tecnica e circoscritta ad un argomento molto specifico.

Questa pagina invece non ha un oggetto preciso, anzi, vaga qui e lì nel cyberspazio e tra le idee, senza arrivare a conclusioni.

Uno dei primi promotori ed esperti di SPF è stato il signor Wong, all'anagrafe Meng Weng Wong, che giustamente ha la sua voce su Wikipedia, ma solo in inglese.

E' nato a Singapore, da una famiglia colta e abbiente che gli ha pagato gli studi presso prestigiose scuole internazionali. Un ragazzo brillante, ha presto trovato i suoi spazi negli Stati Uniti d'America e su internet. Nel 1994 ha avviato una azienda che offriva servizi di email, e nel 2003 ha guidato il gruppo di progettazione dello standard SPF.

Dal 1999 al 2019 ha avuto il suo spazio personale su internet, ora scomparso, ma che si può trovare sul museo di internet, anche detto Internet Archive, o Way Back Machine. Qui, una delle ultime versioni, a quanto pare non più aggiornata dal 2008.

La home page del suo sito contiene alcune righe un po' CV, un po' diario, in cui indica che la sua presenza su internet è sparpagliata tra vari siti:
my distributed online identity touches Flickr, Twitter, Facebook, LinkedIn, and LiveJournal.
e, in particolare una riga, in cui indica che dal 2005 ha incominciato a tenere un blog.
20051029: I blog.
Il blog del 2005 si trova su livejournal.com, che è ancora vivo. LiveJournal nasce nel 1999 ed è descritto su questa pagina di Wikipedia. E' una sorta di FB allargato, dove invece di postare solo la foto, ci si dilunga anche con del testo, ma ci sono gli amici e gli amici degli amici.

L'ultimo post di Meng Wong su LiveJournal è del 2014, in cui parla di Bitcoin, tasse e sistemi di voto.

In particolare accenna al modo di fare politica chiamato "Dollar voting", che descrive i sistemi politici controllati da chi ha più soldi, cioè dove i ricchi hanno più peso nella scelta dei governanti.

Nella sua chiacchierata, cita un blogger italiano, Andrea Mairate, che in un breve articolo del 2012 critica il sistema di voto per delega transitiva, e voto proporzionale alla tassazione.

Guarda un po', Andrea Mairate, professore di economia, ha scelto la piattaforma Blogger per scrivere.

Così, torniamo in Italia e si completa il giro su Blogger, e anche voi potete tornare a cose più serie.

Altro italiano su Blogger: Andrea Biffi, fotografo, insegnante e fai-da-te

Detective informatici di Google: Project Zero, indagine su alcuni attacchi a IOS

03 maggio 2019

Escursionismo e internet

Da ragazzo amavo fare le camminate in montagna; organizzavamo le uscite con i miei amici in base alla stagione, ai mezzi di trasporto e alle cartine dei sentieri.

Anche oggi amo fare le passeggiate in montagna, e internet e mappe online ci hanno cambiato la vita. Spesso riesco a cavarmela anche senza cartina! Però oggi ho esigenze diverse e devo avere una buona idea del grado di impegno richiesto, per sapere chi tra amici e familiari è in grado di completare il percorso.

Vorrei segnalarvi alcune risorse che ho utilizzato, che non hanno la pretesa di essere perfette o di coprire ogni esigenza, ma hanno funzionato bene per me che vivo in Lombardia, e faccio soprattutto uscite in giornata.

Un portale comunitario che raccoglie percorsi, testimonianze, segnalazioni e un forum per scambiarsi informazioni è gulliver.it. Molto efficace e rapido nella consultazione, è uno dei primi posti dove vado a cercare cosa c'è in una certa zona.

Altro punto di riferimento, specifico per il Nord Italia, è Zaino in Spalla di Fabrizio Bellucci, detto Bicio, che raccoglie centinaia di schede molto dettagliate di passeggiate ed escursioni.

Internet è una miniera d'oro per i cercatori, e sono sicuro che ci sono altre fonti utili. 
Aspetto vostre segnalazioni.

Intanto, buon cammino! 

25 aprile 2019

GSE e burocrazia borbonica


La mia banca ha completato una operazione di fusione/acquisizione e di conseguenza ha cambiato il codice IBAN del mio conto, per la terza volta in dieci anni.

E' stata gentile a cercare di minimizzare l'impatto sulle mie transazioni economiche, ma su alcune realtà è necessario intervenire a manina.

In particolare il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che mi riconosce dei soldi in cambio della corrente elettrica che genero attraverso l'impianto fotovoltaico, ha una storia di burocrazia borbonica che trovo paragonabile solo a certi uffici comunali, o alla giustizia italiana.

Le istruzioni

Nelle pagine di assistenza tecnica del GSE si trovano le istruzioni, abbastanza dettagliate per il vero, in cui si spiega che l'unico modo per modificare le coordinate bancarie è attraverso le funzionalità dell'area clienti.



Qui inizia il calvario.

Il sito web GSE è in realtà una collezione di siti diversi, realizzati da agenzie e imprese diverse, senza alcuna continuità tecnologica, logica o grafica.

Lo screenshot sopra è preso dal sito pubblico.
Vi risparmio le schermate di login.

Area Clienti GSE

Superati tutti gli avvisi di Firefox sulla sicurezza del sito, dovuto ad un certificato SSL interno che non punta ad una autorità di certificazione pubblicamente riconosciuta, accettando tutti i rischi, si arriva all'area clienti, o meglio a quella di più alto livello. 
(per i meno tecnologici, stiamo parlando di quel triangolo arancio sul lucchetto nell'indirizzo del sito)

Da qui si possono modificare alcune informazioni dell'anagrafica, ma non l'IBAN. Troppo facile.
È necessario addentrarsi nei vari contratti stipulati con il GSE, e per ognuno seguire le istruzioni di cui sopra.

Area Fotovoltaico

Come sopra, bisogna di nuovo superare tutti gli avvisi di sicurezza del browser, perché il server è diverso, e i consensi dati prima non valgono.
Ah! E ricordatevi di controllare sempre in alto il blocco dei pop-up! Ad ogni nuova schermata bisogna dare un nuovo consenso ai pop-up.
Accedendo all'area Fotovoltaico ci troviamo davanti ad una vasta pagina bianca, generata da un sito aspx, in grigio e azzurrino, con una grossa freccia verde, da cui accedere ai sottolivelli successivi.
Se non ve lo ricordate a memoria, dovete andare a controllare quale conto energia avete sottoscritto, cinque, dieci o quindici anni prima, per poi addentrarvi nella sezione relativa.

Se seguite fedelmente le istruzioni, vi troverete un pop-up che vi propone di:
  • inserire il nuovo IBAN
  • scaricare il pdf con la richiesta, 
    • stampare 
    • firmare
    • scansionare
  • caricare il pdf stampato, firmato e scansionato
  • caricare il documento di identità

Scambio sul posto

Come sopra, bisogna di nuovo superare tutti gli avvisi di sicurezza del browser, perché il server è diverso, e i consensi dati prima non valgono.
Ah! E ricordatevi di controllare sempre in alto il blocco dei pop-up! Ad ogni nuova schermata bisogna dare un nuovo consenso ai pop-up. (Ve l'avevo già detto?)
Altro sito aspx, questa volta in verde e grigio, con un menù orizzontale sotto il logo. 
Se seguite fedelmente le istruzioni, vi troverete un pop-up che vi propone di:
  • inserire il nuovo IBAN
  • scaricare il pdf con la richiesta, 
    • stampare 
    • firmare
    • scansionare
  • caricare il pdf stampato, firmato e scansionato
  • caricare il documento di identità
Direte, ma come, non le avevo appena inserite? Troppo semplice.
Nossignore, si tratta di un secondo contratto, e bisogna fare tutto daccapo.

Tutto qui?

A questo punto, sempre che non sia arrivata prima l'ora di pranzo, cena, dormire, e che nessuno vi abbia interrotto nella vostra navigazione della burocrazia, dovete solo aspettare 60 giorni per vedere che tutto sia andato in porto.
Internet? Dematerializzazione? Semplificazione amministrativa?
Tutte queste cose hanno il loro prezzo e i loro tempi. 
Tu ci hai messo due ore circa, loro hanno sessanta giorni.

27 agosto 2018

FreePBX compra Asterisk

 Con questo comunicato stampa di Sangoma si annuncia una piccola rivoluzione nel mondo della telefonia "alternativa". Per 30 milioni di dollari, Sangoma compra Digium.

FreePBX, con la sua rana verde, è da alcuni anni l'interfaccia grafica preferita dagli utenti non specialisti per il centralino software asterisk.


Per chi non lo conoscesse, asterisk è un software gratuito che consente a chi smanetta un po' di crearsi un centralino telefonico 'software' in casa, in grado di smistare le chiamate, rispondere con messaggi vocali, gestire decine di interni, e, con un po' di sforzo, di fare della contabilità di base delle chiamate. Con questo centralino è possibile agganciarsi a provider VOIP, ossia di telefonia su rete internet, e sfruttare le tariffe concorrenziali che possono offrire per effettuare telefonate internazionali, o poter offrire servizi automatici personalizzati a basso costo.

Io lo utilizzo da anni in azienda, ma probabilmente molti di voi avranno chiamato un centralino asterisk senza saperlo.

La configurazione di asterisk non è banale e neanche particolarmente simpatico al neofita (user friendly, dicono gli inglesi), ragion per cui sono nati sia sistemi "già fatti", a cui applicare un minimo di personalizzazione, che strumenti dedicati a semplificare la vita dell'utente, come l'interfaccia grafica FreePBX.



FreePBX, è sì gratuito, ma per fare delle cose serie prevede moduli a pagamento. Da qualche anno FreePBX è gestito da Sangoma Technologies, che realizza anche centralini finiti e telefoni VOIP.

Che fine farà asterisk?

Saranno in molti a chiederselo, un po' come per MySQL, quando fu acquisita da Sun e poi da Oracle.
Per ora, Sangoma ha cercato di tranquillizzare gli animi con una FAQ (in inglese) ma di sicuro saranno in molti con le orecchie puntate per vedere nella pratica quali saranno le prossime mosse di questa nuova importante realtà nel mondo della telefonia su internet.
 

09 marzo 2018

Segnalibri su internet

Navigo internet dagli anni '90, quando ero all'università. Da allora ad oggi ho cambiato browser, computer e sede parecchie volte.

Ci sono dei posti che ho scoperto di cui vorrei mantenere un ricordo, perché sono particolari, o rilevanti per qualche mia esperienza o lavoro o interesse.

Dove registrarli?

Dopo alcuni cambi, e perdite di segnalibri, mi sono iscritto a Delicious, che, a costo zero, mi consentiva di registrare segnalibri dal browser, e ripescarli a piacere. Nato nel 2003, è stato il sito che ha diffuso per primo la possibilità di etichettare i propri segnalibri, creando delle 'zone' di interesse.

https://del.icio.us/simon_allen_71/

Lo usavo raramente, ma ho accumulato qualche decina di siti che ogni tanto rivisito e di cui vorrei ricordarmi.

Ora (marzo 2018) scopro che nel 2017 è stato acquistato e ibernato da un sito rivale, Pinboard.

Da una parte, internet, come ogni essere vivente, è un flusso continuo, e, come dice un vecchio sito di messaggi di errore haiku,

hai messo il piede nel fiume
ma l'acqua è cambiata
la pagina c'è più

Dall'altra, ci sono persone e organizzazioni che vivono per anni, e continuano a produrre contenuti interessanti, o fanno partire nuove iniziative che posso seguire.
Quindi, voglio provare a conservare i vecchi segnalibri, e avere un posto dove posso tenere i nuovi.

Dove traslocare i miei vecchi segnalibri?

Ho trovato in inglese una recensione dei siti di "social bookmarking" ossia di segnalibri condivisibili e ricercabili. Anche Wikipedia ha una sua pagina dedicata al fenomeno, e, in inglese, una lista di siti e servizi.


Per ora nella mia lista ci sono:
 Farò qualche esperimento e ve lo racconterò.

17 novembre 2017

Ho la testa fra le nuvole

La nuvola del titolo è il cosidetto Cloud, cioè quell'aggregato di tecnologie che ci consentono di tenere i nostri dati 'su internet', di scrivere blog come questi, di 'affittare computer' e 'spazi internet' che non abbiamo idea di dove siano fisicamente.

Se la mia vita informatica si trova su Dropbox o su Google Docs, e se il mio blog è ospitato qui o su Wordpress, e utilizzo i calcolatori virtuali di Amazon, so di aver delegato la custodia delle mie cose e le mie attività a un terzo.

illustrazione di Sergio Fedriani



In misura maggiore o minore sarò, come migliaia di altri, dipendente da quei terzi, dal mio collegamento ad internet, e dalle condizioni economiche e politiche del mondo che condividiamo.

Se salta qualche elemento, probabilmente quei dati non saranno più accessibili a me, e forse a nessuno vicino a me.

Richard Stallman è uno dei guru informatici che predica contro questo stato di cose, cercando di mettere in allerta quelli che incoscentemente si affidano a terzi su cui non hanno controllo.

In questo articolo del 2011 si accenna ai rischi legati a non sapere esattamente su quale territorio giuridico risiedono i nostri dati personali. A sua volta, fa riferimento all'articolo di Tom's Hardware che accenna agli effetti del Patriot Act di Bush, che consente alle autorità federali di violare la privacy dei cittadini in nome della Sicurezza del Paese.

Al di là degli aspetti legali, è utile che ogni privato e ogni organizzazione che dispone di dati sensibili e importanti nel Cloud valuti con attenzione la catena delle risorse necessarie a mantenere l'accesso ai dati, e i rischi associati alla loro potenziale perdita.

Le domande da porre sono:
  1. Chi può accedere ai miei dati, con il mio consenso o senza?
  2. Chi deve poter accedere ai miei dati? (Ad esempio, chi mi sostituisce se sono impossibilitato?)
  3. Qual'è la catena di risorse necessaria per accedere? (dispositivi, connessioni, credenziali ecc)
  4. I singoli elementi della catena hanno delle vulnerabilità importanti?
  5. Ho organizzato la ridondanza degli anelli di questa catena?
  6. Ho valutato le implicazioni legali, economiche e geopolitiche della scelta dei miei fornitori?
  7. Riesco a trasferire le informazioni altrove, se mi accorgo di un problema?
Tornando al titolo dell'articolo:
       se ho la testa nelle nuvole, e piove, mi hanno tagliato la testa?

24 settembre 2017

Cancro delle informazioni

L'altra sera parlavo con un fisico di fama internazionale, che va per la settantina, e che ce l'ha con INTERNET.

Questo diavolo, questo mostro, che consente a CHIUNQUE di diffondere informazioni vere o false che siano, ma più spesso false e dannose.

Informazioni che si diffondono in maniera virale, senza controllo, con effetti nefasti e imprevedibili.

Una volta - diceva - per condizionare il mondo era necessario scrivere e poi pubblicare. C'erano barriere linguistiche, culturali, di ordine economico e pratico. Non si può mica scrivere un libro in un mese, e non arriva in libreria prima che ne siano passati sei. Oggi, uno scrive una frase su Twitter, e mille leggono, e inoltrano, e rispondono, creando un vortice di informazioni, spesso confuse, imprecise e soprattutto DANNOSE.

Concludeva dicendo: "Bisognerebbe CHIUDERE INTERNET".

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Ci ho pensato e ripensato.

E' la prima volta che sento affermazioni così forti, e soprattutto da una mente "razionale" e "illuminata dalla scienza".

E mi ritornano in mente le perplessità che faticosamente affrontavo quando mi imbarcai nel difficile compito di progettare un "Sistema operativo robotico", dove non manipolavo file e dati, ma oggetti.

Gli oggetti, come i file, si possono creare, assemblare, scartare, rinominare, modificare. Ma non esiste il concetto di duplicazione.  Fino al giorno in cui inventeremo lo smaterializzatore e il materializzatore, gli oggetti esisteranno in copia unica. Non posso con una semplice mossa duplicarli e crearne una copia.

Su questo punto cadevano molti paralleli fra i sistemi operativi per computer, e quelli pensati per il mondo fisico in cui si muoveva un robot.

Il mondo degli oggetti è più semplice.

E qui però mi perdevo nelle considerazioni filosofiche sul mondo informatico che ora mi ritornano in mente.

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Cosa vuol dire "Duplicare un file"? Cosa succede quando lancio il comando "COPY"?

Le prime due o n copie possono essere lecite: per ridondanza, per trasferimento, per condivisione.

Dopo la centesima copia, invece, inizia l'entropia, il disordine, la crescita e la diffusione incontrollata di informazioni, come la riproduzione incontrollata di cellule, come il cancro, appunto, del titolo.

Il cancro informatico dunque è la crescita disordinata delle copie, non richieste e non verificate, di informazioni, che si ridondano da sole, e vanno ad oscurare ed uccidere gli organi che li ospitano.

E' forse questa la percezione del signor fisico? Ha percepito da lontano una malattia? Sta anticipando un futuro in cui Facebook si autodistrugge, per la straordinaria capacità di replicare notizie al suo interno? In cui Twitter rimane vittima di se stesso?

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Per me Tim Berners Lee rimane un mito.

L'invenzione dell'ipertesto, del browser e del HTML rimangono tra le più significative del secolo scorso.

Sono qui che scrivo. Alcune copie di questa pagina verranno duplicate dai server di Google, e una è stata inviata al vostro computer, dove il browser ve le disegnerà.

Il prossimo passo deve essere il block-chain dell'informazione e la rete di fiducia associata.

Dove ci porterà Internet, non lo so. Come ho risposto al professore, anche la fisica atomica è stata usata a nostro danno, ma non possiamo far tornare indietro le lancette dell'orologio.