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16 febbraio 2024

Stewart Brand & Whole Earth Catalog

 Prendo spunto da un articolo del Guardian letto recentemente che ha colmato un importante lacuna culturale nella mia formazione di informatico. Me lo appunto per non perdere la bussola.

https://www.theguardian.com/books/2013/may/05/stewart-brand-whole-earth-catalog

Si tratta di una intervista e mini biografia di uno di quei personaggi che, diversamente dalla maggior parte di noi, lasciano sul pianeta un impatto da Asteroide, e riporta alla mia mente il riverito Direttore nonche Relatore e nume ispiratore di tanti informatici come me, il mitico Gianni degli Antoni.  

A voi

Stewart Brand

di cui potete leggere una biografia più oggettiva su Wikipedia.

Stewart Brand



Mi limito a tradurre e citare alcune porzioni dell'articolo dedicato a Stewart e a ricordare la sua brillante carriera di futurologo e autore di una serie di libri che hanno avuto un impatto fortissimo sullo sviluppo della tecnologia e in particolare dell'informatica e sull'orientamento di tanti giovani talenti con cui è venuto a contatto. Un grazie sentito all'autrice Carole Cadwalladr.

Brand aveva un talento smisurato per essere al posto giusto al momento giusto. 

Nel 1968, casualmente, fu presente a quell'evento mirabolante che in futuro venne etichettato come 'la madre di tutte le demo'. Douglas Englebart sbalordì un migliaio dei più avanzati informatici al mondo dimostrando il primo 'mouse', la prima teleconferenza, il primo editor di testo e l'anteprima dell'informatica interattiva. Non era proprio casualità: Stewart era un tecnico delle riprese e un consulente per la presentazione.

 ... 1968 – Brand just happened to be at what came to be known as the "mother of all demos" when the world first saw what computers could do.


Nello stesso anno avviò la pubblicazione del 

Whole Earth Catalog

Il libro ha meritato una pagina dedicata su Wikipedia. Pubblicato tra il 1968 e il 1971 viene definito da Steve Jobs come 'una delle bibbie della mia generazione'.


Brand dice che il suo mito era Buckminster Fuller 

A sua volta fu un modello di ispirazione per Steve Jobs, che nel suo storico discorso del 2005 all'inaugurazione dell'anno accademico di Stanford, cita Brand e il suo Catalogo.

Bibliografia


Fred Turner, associate professor of communication at Stanford, Turner's 2006 book, From Counterculture to Cyberculture: Stewart Brand, the Whole Earth Network and the Rise of Digital Utopianism,

John Markoff, who wrote What the Dormouse Said: How the Sixties Counterculture Shaped the Personal Computer Industry, says, simply: "Stewart was the first one to get it. He was the first person to understand cyberspace. He was the one who coined the term personal computer. And he influenced an entire generation, including an entire generation of technologists."

02 giugno 2020

Love Is Our Home

Love Is Our Home è in inglese, non mi risulta mai tradotto. E' del 1978 e anche fuori stampa anche se Amazon lo riporta, come qualche altro sito di libri usati.


Love is Our Home By Faith Lees

Io l'ho ereditato dalla zia Elizabeth, che ha avuto contatti con le persone e i fatti descritti.

E' stata una affascinante e piacevole lettura che mi ha immerso nella storia del movimento carismatico degli anni '60, di cui sono figli i miei genitori, i loro amici e io stesso.

E' un periodo storico che mi incuriosisce molto, con le sue variegate espressioni culturali, dagli Hippie ai Jesus Freak, dove comunque vedo un filo comune legato all'amore, all'apertura, alla condivisione di proprietà e di esperienze, in aperto contrasto con la vita politica ed economica fatta di Guerra Fredda, neo-colonialismo e materialismo.

Questo libro racconta le origini della Comunità di Post Green, che si è ufficializzata tra il 1975 e il 1985, ma ha le origini nelle esperienze spirituali vissute da Sir Tom Lees e sua moglie Faith negli anni '60.

L'idea di vivere in comunità attualmente non trova molto posto nella società occidentale, ed è sicuramente difficile e destinata quasi sempre ad estinguersi con l'uscita di scena dei promotori, come ci insegnano i movimenti monastici.

Vivere in famiglia è già difficile, e ci espone continuamente al problema di accettare ed amare noi stessi e gli altri. Vivere in comunità esaspera questo stato e ci mette continuamente in discussione.

Questo libro mi ha fatto meditare, e a voi giro le domande che mi ha provocato.

Vivreste in comunità?

Ci avete mai provato, o pensato?

Quali sono gli obiettivi che vi potrebbero portare ad un impegno e sacrificio del genere?



01 gennaio 2020

Montessori, Mason, Steiner

Vi ripropongo, per sommi capi, un articolo divulgativo di Jean Miller sui diversi approcci alla scuola in casa, che ho trovato in inglese.


Un confronto tra metodi di scuola in casa: Charlotte Mason, Montessori e Steiner

Prima di avere figli, ho studiato didattica a scuola. Mi hanno insegnato che i bambini inseriti in una didattica della manualità hanno risultati migliori di quelli che non lo sono.

Così, quando arrivarono dei figli e decidemmo di fare scuola in casa, mi applicai per capire meglio questi approcci che favoriscono la manualità. Sapendo che i metodi di Charlotte Mason, Montessori e Steiner/Waldorf sono tutti esperienziali e rispettano l'individualità del bambino, ho cercato di rapportare questi approcci con le esigenze della nostra famiglia.

Oggi condivido con voi quello che ho imparato.

La mia esperienza personale

Ho sperimentato ognuno di questi metodi in misura maggiore o minore: proverò a raccontarvi le mie impressioni.

Dopo la laurea, ho lavorato per un anno in una classe Montessori 3-6 anni, e, per alcuni anni successivi, ho venduto materiali Montessori artigianali.

Ho usato alcuni materiali di Charlotte Mason a casa nostra quando i ragazzi hanno cominciato la scuola media e oltre.

Ma il grosso della mia esperienza è con il metodo Steiner/Waldorf perché è quello che ho scelto per la nostra famiglia. Ho educato tre figli a casa per più di venticinque anni e condotto lezioni ispirate al metodo per parecchi piccoli gruppi. 

Le radici storiche

Al di là delle mie esperienze personali, cerchiamo di capire le origini di questi metodi.

I proponenti di questi approcci condividevano tutti l'aspirazione di combattere una istruzione "industriale", cioè la tendenza a formare i bambini per un impiego specifico nel mondo del lavoro, fin dalla tenera età.

Nessuno di loro ha promosso l'uso di libri di testo o delle verifiche. Nonostante fossero di paesi diversi (Inghilterra, Italia, Germania), tutti desideravano profondamente costruire un mondo migliore.

Ciascuno di loro ha creato un metodo che promuove la natura spirituale e fisica del bambino, a partire da un fondamento di arti liberali. 

Per questi motivi ho un profondo rispetto per tutti e tre gli approcci.

Il metodo di Charlotte Mason

Il metodo di Charlotte Mason fu il primo dei tre, presentato nel libro Home Education del 1886. In Inghilterra la Mason creò un movimento (Parents' Educational Union)  per aiutare i genitori ad istruire i figli in età prescolare a casa o in piccoli gruppi.

Charlotte Mason sosteneva che i genitori dovevano essere i primi insegnanti dei propri figli, e quindi avrebbero beneficiato dalla comprensione dei principi fondamentali dello sviluppo infantile. A questo scopo pubblicava un bollettino mensile.

Oggi si trovano ancora scuole che utilizzano il metodo Mason. I suoi scritti sono stati ripubblicati negli anni '80 con rinnovato successo.

Il metodo Charlotte Mason è caratterizzato da brevi lezioni di 10 o 20 minuti per non stancare, e l'uso di "libri vivi" che insegnano "pensieri nobili", in parziale sostituzione dell'insegnamento diretto dei docenti.

Il metodo Montessori

Maria Montessori inaugurò la prima Casa dei Bambini a Roma nel 1907, per dare del "lavoro vero" a bambini che non avevano ordine e struttura nella loro vita.

Aveva scoperto che, fornendo a questi bambini, provenienti da famiglie di basso reddito, materiali presi dal "mondo reale", si sviluppavano e rimanevano concentrati per ore. Giunse alla conclusione che i bambini preferiscono fare cose "vere" rispetto al gioco di fantasia.

Il metodo Montessori è caratterizzato da bellissimi materiali didattici che contengono un metodo di "controllo dell'errore", che consente ai bambini di lavorare da soli e di verificare il proprio operato.

In una classe montessoriana, i bambini imparano "da soli" in un ambiente "preparato" dopo che l'insegnante ha impostato i materiali e trasmesso le attività. I bambini apprendono utilizzando i cinque sensi, al proprio ritmo. Dagli ultimi anni delle elementari i ragazzi lavorano in maniera indipendente a progetti di ricerca.


Il metodo steineriano


Rudolf Steiner aprì la prima Scuola Waldorf nel 1919 per i figli degli operai. Il suo obiettivo era di educare alla libertà e all'apertura del cuore attraverso le arti nel contesto dell'Europa del primo dopoguerra. (vedi articolo di Wikipedia)
Il suo approccio inserisce le arti in ogni lezione come mezzo per rafforzare la volontà e portare gioia nell'apprendimento.

Un asilo steineriano presenta molti oggetti naturali da manipolare e giochi aperti che i bambini possono utilizzare per ricreare scene di vita reale e dei racconti.
Nel corso delle elementari, le materie vengono insegnate utilizzando racconti, e i bambini registrano le cose imparate usando il disegno e la scrittura nei quaderni assemblati da loro stessi, detti quaderni della lezione principale. Questi quaderni autocostruiti sostituiscono i libri di testo e le schede.

Differenze e somiglianze tra gli approcci

E' interessante notare che tutti e tre i metodi sono favorevoli ad un ambiente 'casalingo' negli anni dell'infanzia, e a passare molto tempo all'aperto. Questo è sicuramente possibile a casa!
Negli anni delle elementari, le differenze principali si notano nella quantità di tempo dedicato al lavoro indipendente e da chi o cosa arriva l'insegnamento.
Montessori incoraggia maggiormente l'apprendimento autonomo e i materiali hanno il compito di insegnare.
Con l'approccio di Charlotte Mason, l'insegnamento è delegato ai libri.
Nella pedagogia Waldorf si privilegia l'interazione personale e l'insegnamento avviene attraverso un canale umano.
Ho imparato che la quantità di lavoro autonomo può essere tarato a casa in base alle esigenze della specifica famiglia. In generale, più sono i bambini e le resposabilità gestite da Mamma, più è costretta a trovare modi e situazioni in cui l'apprendimento avviene in autonomia, specialmente quando i ragazzi crescono.
E questo non è una cosa negativa. Anzi, l'obiettivo è di formare uno studente autonomo per quando lascerà casa per andare al college.
Tra i tre metodi, Waldorf e Charlotte Mason si assomigliano di più nell'approccio all'apprendimento. Nella scuola Waldorf, le arti costituiscono una parte importante di ogni lezione e contribuiscono a rinforzare la volontà del bambino. Charlotte Mason sosteneva che le abitudini allenano la volontà.
In entrambi i metodi le lezioni vengono costruite attorno ai 'libri vivi' e racconti elaborati. 
La differenza principale sta nella lunghezza delle lezioni: per Charlotte Mason, devono essere brevi e passare spesso da un argomento ad un altro. Nel metodo Steiner le lezioni durano da un'ora e mezza a due ore e affrontano lo stesso argomento per settimane, come nei testi della scuola tradizionale.


Il pezzo originale:

Comparing Homeschooling Methods: Charlotte Mason, Montessori, and Waldorf

https://ihomeschoolnetwork.com/comparing-homeschooling-methods/

Se volete una traduzione più completa, basta aprire l'articolo in Chrome e chiedere al browser di tradurvi la pagina... :-)


30 settembre 2019

il signor Wong e altri blogger

Qualche tempo fa ho scritto una paginetta su SPF e i relativi meccanismi per difendersi da certi tipi di spam. Quella pagina era discorsiva, ma anche abbastanza tecnica e circoscritta ad un argomento molto specifico.

Questa pagina invece non ha un oggetto preciso, anzi, vaga qui e lì nel cyberspazio e tra le idee, senza arrivare a conclusioni.

Uno dei primi promotori ed esperti di SPF è stato il signor Wong, all'anagrafe Meng Weng Wong, che giustamente ha la sua voce su Wikipedia, ma solo in inglese.

E' nato a Singapore, da una famiglia colta e abbiente che gli ha pagato gli studi presso prestigiose scuole internazionali. Un ragazzo brillante, ha presto trovato i suoi spazi negli Stati Uniti d'America e su internet. Nel 1994 ha avviato una azienda che offriva servizi di email, e nel 2003 ha guidato il gruppo di progettazione dello standard SPF.

Dal 1999 al 2019 ha avuto il suo spazio personale su internet, ora scomparso, ma che si può trovare sul museo di internet, anche detto Internet Archive, o Way Back Machine. Qui, una delle ultime versioni, a quanto pare non più aggiornata dal 2008.

La home page del suo sito contiene alcune righe un po' CV, un po' diario, in cui indica che la sua presenza su internet è sparpagliata tra vari siti:
my distributed online identity touches Flickr, Twitter, Facebook, LinkedIn, and LiveJournal.
e, in particolare una riga, in cui indica che dal 2005 ha incominciato a tenere un blog.
20051029: I blog.
Il blog del 2005 si trova su livejournal.com, che è ancora vivo. LiveJournal nasce nel 1999 ed è descritto su questa pagina di Wikipedia. E' una sorta di FB allargato, dove invece di postare solo la foto, ci si dilunga anche con del testo, ma ci sono gli amici e gli amici degli amici.

L'ultimo post di Meng Wong su LiveJournal è del 2014, in cui parla di Bitcoin, tasse e sistemi di voto.

In particolare accenna al modo di fare politica chiamato "Dollar voting", che descrive i sistemi politici controllati da chi ha più soldi, cioè dove i ricchi hanno più peso nella scelta dei governanti.

Nella sua chiacchierata, cita un blogger italiano, Andrea Mairate, che in un breve articolo del 2012 critica il sistema di voto per delega transitiva, e voto proporzionale alla tassazione.

Guarda un po', Andrea Mairate, professore di economia, ha scelto la piattaforma Blogger per scrivere.

Così, torniamo in Italia e si completa il giro su Blogger, e anche voi potete tornare a cose più serie.

Altro italiano su Blogger: Andrea Biffi, fotografo, insegnante e fai-da-te

Detective informatici di Google: Project Zero, indagine su alcuni attacchi a IOS

13 gennaio 2019

Metodo Montessori: questo sconosciuto

Come scrivevo in questo post del 2016, a Pavia, o ad essere precisi, a Sommo (PV), da qualche anno alcuni bambini hanno avuto la possibilità di frequentare asilo e scuola primaria secondo il metodo Montessori.

L'iniziativa nasce da un gruppo di mamme a Pavia che si sono date molto da fare, sia per pubblicizzare il metodo, attraverso conferenze e presentazioni, che per avviare concretamente l'asilo e la scuola attraverso un faticoso lavoro di collaborazione con le istituzioni locali.

Dopo un paio di anni di contatto con questa realtà, durante i quali ho assistito ad alcune presentazioni e ho dedicato qualche ora ad approfondimenti personali,
la domanda sorge spontanea, 
come diceva Antonio Lubrano.

Mi sono più volte domandato perché da quarantacinque anni ad oggi, il metodo Montessori non sia stato diffuso nelle scuole italiane.
Così scriveva Don Luigi Sturzo nel lontano 1952. Sono passati quasi 70 anni, e a questa domanda hanno provato a rispondere in tanti, tra cui Don Luigi stesso in questo articolo "Ricordando Maria Montessori", dal quale cito ancora (e che potete leggere in  questo sito montessoriano).

Allora come oggi, debbo dare la stessa risposta: si tratta di vizio organico del nostro insegnamento: manca la libertà; si vuole l’uniformità; quella imposta da burocrati e sanzionata da politici. Manca anche l’interessamento pubblico ai problemi scolastici; alla loro tecnica, all’adeguamento dei metodi alle moderne esigenze. Forse c’è di più: una diffidenza verso lo spirito di libertà e di autonomia della persona umana che è alla base del metodo Montessori.

(enfasi mia)

Questo testo si trova nei paragrafi conclusivi dell'ampia sezione biografica del libro "Dio e il Bambino e altri scritti inediti" 2013-2016, Editrice Morcelliana, a cura di Fulvio De Giorgi.

In questi frammenti di blog, faccio precedere la domanda ad altre considerazioni sul pensiero e sull'opera di Maria Montessori.

Personalmente, ritengo che storicamente, non si può prescindere dal veto al metodo Montessori imposto dal fascismo. Sempre da Fulvio De Giorgi prendo questa citazione di Umberto Benigni, antimodernista e spia dell'OVRA , che nel 1932 scriveva che non vi era
 "nulla di più spiritualmente antifascista" 
del Metodo della Montessori.

Nel 1934 la Dottoressa e il figlio Mario abbandonarono l'Italia e si trasferirono in Spagna. 
Le scuole montessoriane vennero chiuse (come anche nella Germania nazista) e nel 1936 il ministro De Vecchi soppresse anche la Regia Scuola del Metodo.

Potè rientrare solo il primo maggio del 1947. Tredici anni di buio montessoriano in questo paese.

E dopo la seconda guerra mondiale?

Mi riprometto in qualche post successivo di pescare altre pillole di saggezza di questa straordinaria donna per continuare l'indagine.




26 dicembre 2018

Libri letti 2018 - 12

Giusto un appunto per ricordarmi di un paio di libri che ho finito di leggere questo mese, entrambi ereditati da mia zia Elizabeth, laureata in Storia, missionaria ed educatrice in Kenya negli anni '80.


Unbowed - One Woman's Story

Wangari Maathai, 2006

ISBN: 978-0099493099

(in inglese) E' l'autobiografia di Wangari Mathai, una ragazza keniana che cresce tra cultura nativa Kikuyu, suore italiane, colonialismo britannico e infine l'università negli Stati Uniti e in Germania.

Dotata di una determinazione singolare e capacità politiche notevoli fu una pioniera del movimento "Green" a cui dette uno sbocco pratico immediato attraverso programmi di riforestazione in Kenya. 

Le sue lotte a favore dell'ambiente, dei diritti delle donne e delle minoranze, della democrazia si scontrarono con il vuoto politico lasciato dal governo coloniale, il cattivo governo, la corruzione e i lasciti più gretti della cultura locale.

E' una storia avvincente, fitta di eventi e di colpi di scena, sullo sfondo di un paese e una cultura vissuti e raccontati con semplicità e profondo amore.


Adventures in Afghanistan

Louis Palmer, 1990

(inglese) Questo libro è assai strano e, come asserito in alcune recensioni, non è da prendere come fonte storica per descrivere l'Afghanistan degli anni '80. Piuttosto è da prendere come un excursus storico religioso del paese da parte di un accolita o ricercatore del sufismo secondo lo stile di Idries Shah, alla cui casa editrice Octagon Press dobbiamo questo volume.

Descrive una gita in giro per il paese durante l'occupazione russa, in compagnia di personaggi alternativi che lo espongono a ritagli di cultura afgana, personaggi mistici e custodi di musei culturali regionali. Ci ritorna un racconto molto sbilanciato a favore dei difensori locali della tradizione, e contro l'invasore russo, ricco di aneddoti e pillole di saggezza orientali.

Dell'autore non si sa molto. L'unica traccia in internet che ho trovato è in una recensione del libro, nel quale il recensore dice di averlo incontrato di persona.


Personalmente, è un testo che conserverò, insieme al racconto di Peter Levi (The Light Garden of the Angel King: Journeys in Afghanistan) che narra il suo viaggio del 1969, una fotografia oggi completamente sepolta dalle guerre e dall'estremismo Islamico.

Vi lascio il link a questo testo, che è stato tradotto in italiano, e mi auguro di poter un giorno visitare questo paese così ricco di storia, di tradizioni e di bellezza naturale, e così devastato dalle ambizioni di potere degli uomini del nostro tempo.



04 gennaio 2018

Dia: un software per disegnare diagrammi

Sono un sostenitore del software libero e aperto.

Notoriamente, i software per il disegno sono a pagamento.
Notoriamente, in Italia, ce ne freghiamo e usiamo i crack o versioni abusive di Autocad, Visio, Photoshop, Corel Draw ecc ecc.

Qualche anno fa, dopo anni di esperimenti e ricerche di un software che andasse bene per documentare reti informatiche e strutture dei progetti software, ho trovato, un po' per caso, un software libero, scritto proprio per fare diagrammi ed esportarli in vari formati stampabili.

Si chiama Dia e lo trovate qui:
http://dia-installer.de/index.html.en


Questo software è compatibile con Windows, Mac e Linux.

Purtroppo non viene aggiornato da un po', anche se ci sono dei volontari che stanno manutenendo la compilazione e le traduzioni.  In particolare, dato che è basato su GTK+, viene seguito dalla comunità Gnome. GTK+ è l'ambiente usato per scrivere applicazioni multipiattaforma come GIMP e Firefox, ad esempio.

Il suo autore, Steffen Macke, è morto a maggio del 2014.

Non so quasi niente di lui, tranne che programmava ed era molto attento alle frontiere dello sviluppo informatico. Ad, esempio, in uno dei suoi ultimi post su Twitter, nel 2014, parlava dell'importanza di Bitcoin.

Nella pagina delle donazioni a favore di Dia, aveva previsto la possibilità di donare in Bitcoin.

Chissà cosa penserebbe oggi Steffen, sapendo che gli erano stati donati nel 2012: 260 dollari, 25 Euro e 1.83 Bitcoin. Nel 2012 il cambio Bitcoin era circa 1 BTC = 7 USD. Alla valuta di oggi quei Bitcoin valgono più di 23 mila Euro!

21 ottobre 2017

Alan Turing: The Enigma

Ho recentemente completato la lettura della biografia di Alan Turing scritta da Andrew Hodges nel 1983, nella edizione inglese del 2014.

Non è una lettura semplice. Sono circa 700 pagine fitte di note, commenti e riflessioni che documentano la vita di Alan Turing, e l'accanimento con cui l'autore si è impegnato per ordire una trama sparsa. L'esiguo materiale disponibile all'autore è dovuto in parte alla riservatezza del personaggio, ma anche l'impegno al silenzio che riguarda tutto il contesto dei servizi segreti britannici per i quali Turing lavorò durante la seconda guerra mondiale.



Per il lettore italiano che non sia ferrato in cultura britannica, molte cose potranno sembrare strane e incomprensibili, per quanto sia evidente lo sforzo di descrivere il contesto storico, familiare e culturale dell'Inghilterra della prima metà del Novecento in maniera semplice e distaccata.

E' una lettura altamente stimolante per chi come me è affascinato dalle biografie, dalla filosofia (in particolare la filosofia della scienza) e dal contesto storico da cui provengo.

Si rimane sbigottiti davanti alla curiosità e ingenuità della mente di Turing che è affascinato dalla vita in tutte le sue forme e organizzazioni, e cerca teorie, modelli e formule che possono descriverla.

La caratteristica particolare di questa biografia è che l'autore è, per professione e scelte nella vita, uno che ha una profonda comprensione di molti temi che hanno colorato la vita del matematico inglese.

In italiano la trovate in una edizione del 2014, con il titolo "Alan Turing. Storia di un enigma" (qui su Amazon.it).

Se siete affascinati dal teorema di Godel, ve lo raccomando!

17 gennaio 2017

ComPVter

Con questo post, voglio introdurvi ad una compagnia di amici veramente speciale.

Dove potete trovare un hard disk che pesa 10kg?



Dove potete vedere l'evoluzione delle PlayStation?

Dove potete vedere due stampanti 3D che fanno a gara a chi produce l'oggetto più regolare?

Dove trovare un corso per insegnare i bambini a programmare?

Sono gli amici di ComPVter, un gruppo di persone appassionate di retrocomputing, makers faire e diffusione della tecnologia attiva.

Il loro sito web è: www.compvter.it

Purtroppo, per motivi di spazio e di costi, la sede attuale è a Cura Carpignano, ma sono fiducioso che a breve troveranno uno spazio adeguato per avere una sede in città.

Mi auguro che presto entrino nei progetti del nostro Comune, per diffondere l'entusiasmo e la voglia di fare e di capire questo mondo di tecnologia in cui siamo immersi, ed educare le nuove generazioni ad essere protagonisti e non solo consumatori passivi.
  

16 novembre 2016

Gianni Degli Antoni

Apprendo solo oggi della scomparsa di Gianni Degli Antoni, il 9 aprile di quest'anno.

Creatore del Dipartimento di Informatica dell'Università Statale di Milano, relatore della mia tesi di laurea, figura quasi mitologica dell'informatica italiana, in particolar modo per i suoi studenti.

Lo ricorda Stefano Quintarelli in un suo post.
Lo ricorda l'Università, intitolandogli il Dipartimento.

Gli aneddoti e le storie si sprecano.

A me piace ricordare quelle conferenze improvvisate nel suo ufficio di via Comelico, dove, con qualche ospite e una manciata di studenti, seduti tra pile di tesi, articoli di riviste specializzate e fax arrotolati, si affrontavano argomenti apparentemente scollegati fra loro ma che nella sua testa erano fili di un tessuto di informazioni ipertestuali che in maniera semplice e brillante svolgeva davanti a noi per illustrare un disegno improbabile ma affascinante.

Un genio e ispiratore, instancabile osservatore e commentatore della realtà, di cui voleva sempre cogliere i segni premonitori del futuro. E se possibile inviare i suoi pionieri a esplorare e raccontare a loro volta i loro viaggi e le loro scoperte.

Grazie GDA.


06 novembre 2016

... tutti in sella

Sono fortunato... vado al lavoro in bici.
La mia bici da città, una onesta Stelvio degli anni '80, non ce la fa a sopportare il percorso sterrato lungo Ticino che mi porta all'ufficio.
L'ho cambiata con una MTB, usata, dei primi anni 90, cerchi Specialized, pneumatici svedesi, sellino cinese...
No, la sella cinese non c'entrava niente.
L'ho prontamente sostituita con una sella Bassano che avevo conservato da una precendete MTB, del mio caro amico Pier. Ma la sentivo scomoda. Forse era da cambiare anche lei?
Prima di prenderne un'altra, mi viene il dubbio: non è che devo regolarla meglio?
Ma come sistemarla? A che altezza? Con quale inclinazione?

Ho riscoperto le pagine web di Sheldon Brown, e in particolare la pagina sulle caratteristiche e la regolazione della sella.

Onore al fu Sheldon e alla sua voglia di condividere esperienza e opinioni ricercate sul mondo affascinante della bici, che nella sua semplicità nasconde un bagaglio tecnico centenario, spesso molto empirico e pieno di sorprese e di complessità mai immaginate!

E la mia sella? L'ho alzata e raddrizzata e ora viaggio molto più comodo!