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08 luglio 2020

US Robotics 5462

In ogni famiglia con un certo numero di figli, c'è quello 'uscito male'.

La US Robotics non fa eccezione.

Guarda caso, l'access point Wifi che ho comprato anni fa, è proprio uno di questi.

Il modello è il 5462, (qui la pagina di US Robotics) che veniva venduto insieme ad una chiavetta WiFi, che invece ha funzionato abbastanza bene.

Questo baracchino, che è proprio una baracca, ha un hardware talmente brutto che non è stato nemmeno preso in considerazione da parte degli sviluppatori open source, per i progetti OpenWRT e DDWRT, che consentono di "personalizzare" la propria centralina WiFi.

Qui trovate la descrizione e le specifiche del chipset, che è un Intersil ISL3893, in questo forum, bollato come vecchio e pieno di difetti: "wireless driver full of bugs and not worth to be further developed".

In questi giorni lo sto usando come Access Point della rete "ospiti", chiamiamola così, perché la Vodafone Station Revolution non mi dà la possibilità di configurare gli orari di accesso, e quindi limitare la navigazione ai miei ragazzi.

Il problema più grave è che continua a perdere l'ora, e non è in grado di sincronizzarsi con alcun server esterno. Spesso lo trovo bloccato, entro e scopro che l'AP è tornato nel gennaio del 1970! Ovvio che nel 1970 non c'era WiFi e non può funzionare...

Delle tre opzioni presentate per l'aggiornamento dell'ora, l'unica che funziona è l'aggiornamento con inserimento manuale. Non funziona NTP, non funziona 'prendi l'ora dal computer', e evidentemente, il sistema non riesce a ricordarsi l'ora neanche da un giorno con l'altro...

Insomma, un pezzo di hw da dimenticare, che perde il tempo e fa perdere tempo!

16 giugno 2020

Android 4.4, figli e obsolescenza

Hai un vecchio telefono o tablet Android 4.4

Hai un minore di 13 anni.

Puoi dargli il dispositivo con un suo account Google?

TLDR: No.


Android Logo (2014)

Android Kit Kat, v. 4.4 è stato rilasciato alla fine del 2013, e manutenuto fino al 2017. Era ottimizzato per dispositivi di fascia bassa, e nel 2014 Android era il sistema operativo di 3 miliardi di dispositivi.

E' facile che, tra questi miliardi,  qualche vecchio telefono o tablet sia sopravvissuto fino ad oggi, a cinque anni di distanza.

Vorresti dare a tuo figlio di dieci o undici anni un vecchio telefono Android?
Beh, per usare la maggior parte delle funzioni, deve avere un account Google.

Facile: si va su accounts.google.com e si crea l'account. Tutto bene fino a quando non inserisci la data di nascita. Se ha meno di 13 anni, ti verrà indicato un generico errore "Ops, qualcosa non ha funzionato".

Scavi un po' e scopri che il giovane deve avere almeno 13 anni per creare un account Google. E l'alternativa?

L'alternativa c'è e si chiama Family Link, un app che va installata sul dispositivo del genitore, e su quello dei ragazzi.

    Google Family Link, app di controllo parentale per Android
Peccato che funziona solo su dispositivi Android dal 7.0 in su, e forse, ma forse, anche su qualche smartphone con Android 5 o Android 6, ma bisogna verificare modello per modello.

Insomma, vi sembra di fare le cose giuste, di fare economia, di riciclare, e di proteggere vostro figlio seguendo le indicazioni di Google, ma queste cose non sono compatibili fra di loro.

Mi riprometto di raccontarvi in un post successivo le strategie che ho usato per aggirare l'ostacolo.

Nel frattempo vi lascio un link che potrebbe fornirvi qualche indicazione:




16 gennaio 2020

Prestazioni, RAM e XMP su portatile HP

Recentemente, per lavoro, ho indagato alcuni strumenti per documentare le caratteristiche e misurare le prestazioni di un computer.

Ad esempio, uno strumento gratuito che documenta le caratteristiche della CPU e della RAM di un PC si chiama CPU-Z. L'ho installato sul portatile del lavoro, l'ho lanciato e mi ha descritto nei minimi dettagli la configurazione del portatile che utilizzo.


Uno strumento gratuito per misurare le prestazioni di un sistema Windows è UserBenchmark .

Anche questo si scarica, si installa e si lancia, e in automatico parte con una serie veloce di verifiche. I risultati vengono caricati sui propri server e visualizzati dal loro sito web.

Mi ha verificato la CPU, la RAM e il disco rigido, e per ciascuno ha fornito un indice che ha confrontato con quelli del suo database, ossia degli altri utenti che hanno utilizzato il programma.

Il risultato dei test sulla RAM mi segnala che l'indice misurato è inferiore alla media, e forse anche alle possibili prestazioni dei componenti.


Mi dice di verificare se è abilitato l'XMP.


Ma cos'è l'XMP?  E dove si accende?

Wikipedia ci illumina, come anche il sito Tom's Hardware.

XMP è una sigla che si traduce in: Extreme Memory Profile. Si tratta di un settaggio nel BIOS che consente di alla CPU di accedere alla RAM con frequenze più elevate di quelle 'standard'.

Più fatti, meno parole: decido di entrare nel BIOS del mio portatile e verificare se questa impostazione è abilitata o meno.

La prima difficoltà sta proprio nell'accesso ai parametri del BIOS. Devo riavviare la macchina e premere un tasto che potrebbe essere ESC, F2, F6 o F10 o DEL.

Dopo alcuni tentativi e ricerche su internet, scopro che per gli HP Notebook 15, il tasto corretto è ESC, da premere varie volte al riavvio. Se sono stato abbastanza veloce e insistente, mi propone un menù, tra le cui voci vi è "BIOS Settings" con il tasto F10.

Una volta entrato cerco la voce XMP.

Con notevole sorpresa, scopro che le impostazioni possibili sono meno di 10. Dove saranno scomparse tutte le altre voci? E soprattutto, perché non vedo XMP?

La risposta la trovo in un forum di utenti HP, in una discussione del 2014, riconfermata in una del 2019 :
HP does not usually provide a XMP Bios based setting.
I computer HP sono progettati per funzionare con i settaggi di fabbrica, che sono testati e garantiti. Niente overclocking, nessuna personalizzazione della scheda madre.

Quindi, in sostanza, ho fatto un bel giro a vuoto. L'ottimizzazione delle prestazioni non è una priorità per i muletti del lavoro. Se volete un PC performante, fate meglio ad assemblarlo da voi stessi.


30 settembre 2019

il signor Wong e altri blogger

Qualche tempo fa ho scritto una paginetta su SPF e i relativi meccanismi per difendersi da certi tipi di spam. Quella pagina era discorsiva, ma anche abbastanza tecnica e circoscritta ad un argomento molto specifico.

Questa pagina invece non ha un oggetto preciso, anzi, vaga qui e lì nel cyberspazio e tra le idee, senza arrivare a conclusioni.

Uno dei primi promotori ed esperti di SPF è stato il signor Wong, all'anagrafe Meng Weng Wong, che giustamente ha la sua voce su Wikipedia, ma solo in inglese.

E' nato a Singapore, da una famiglia colta e abbiente che gli ha pagato gli studi presso prestigiose scuole internazionali. Un ragazzo brillante, ha presto trovato i suoi spazi negli Stati Uniti d'America e su internet. Nel 1994 ha avviato una azienda che offriva servizi di email, e nel 2003 ha guidato il gruppo di progettazione dello standard SPF.

Dal 1999 al 2019 ha avuto il suo spazio personale su internet, ora scomparso, ma che si può trovare sul museo di internet, anche detto Internet Archive, o Way Back Machine. Qui, una delle ultime versioni, a quanto pare non più aggiornata dal 2008.

La home page del suo sito contiene alcune righe un po' CV, un po' diario, in cui indica che la sua presenza su internet è sparpagliata tra vari siti:
my distributed online identity touches Flickr, Twitter, Facebook, LinkedIn, and LiveJournal.
e, in particolare una riga, in cui indica che dal 2005 ha incominciato a tenere un blog.
20051029: I blog.
Il blog del 2005 si trova su livejournal.com, che è ancora vivo. LiveJournal nasce nel 1999 ed è descritto su questa pagina di Wikipedia. E' una sorta di FB allargato, dove invece di postare solo la foto, ci si dilunga anche con del testo, ma ci sono gli amici e gli amici degli amici.

L'ultimo post di Meng Wong su LiveJournal è del 2014, in cui parla di Bitcoin, tasse e sistemi di voto.

In particolare accenna al modo di fare politica chiamato "Dollar voting", che descrive i sistemi politici controllati da chi ha più soldi, cioè dove i ricchi hanno più peso nella scelta dei governanti.

Nella sua chiacchierata, cita un blogger italiano, Andrea Mairate, che in un breve articolo del 2012 critica il sistema di voto per delega transitiva, e voto proporzionale alla tassazione.

Guarda un po', Andrea Mairate, professore di economia, ha scelto la piattaforma Blogger per scrivere.

Così, torniamo in Italia e si completa il giro su Blogger, e anche voi potete tornare a cose più serie.

Altro italiano su Blogger: Andrea Biffi, fotografo, insegnante e fai-da-te

Detective informatici di Google: Project Zero, indagine su alcuni attacchi a IOS

02 settembre 2019

SIM Vodafone su Android: numero sconosciuto

Da quest'estate ho una carta SIM nel telefono che apparentemente non conosce il proprio numero.

Il telefono è gestito da Android 9. Ecco la schermata:



Si tratta di una SIM di Vodafone, che è andata a sostituire una SIM TIM, che non aveva questo 'problema'.

Ci sono alcune (rare?) situazioni in cui App o dispositivi esterni vogliono conoscere questo numero.

Nel mio caso, ad esempio, una App di terze parti che uso per lavoro, mi chiede il numero di telefono e poi mi dice che è sbagliato, perché non coincide con quello che riferisce il sistema operativo (ossia 'nulla' o 'sconosciuto').

Da chi dipende questo stato di cose? Posso modificare questa impostazione?

Leggere la SIM

Android 9 non prevede che questa voce sia modificabile. D'altronde, se l'informazione è gestita dalla SIM e il sistema operativo la legge dalla SIM, è anche ragionevole che sia così.

Questa ipotesi mi è stata fornita da questo forum di google (in inglese), che suggerisce di scaricarsi una App di terze parti per leggere i dati della SIM.

Per conferma, ho installato un App che legge i dati delle SIM

L'App mi conferma che il numero non è scritto, e anzi mi avvisa che, anche se fosse scritto, è solo un campo informativo, non obbligatorio, e non necessariamente corretto.

Da questo deduco che Vodafone, a suo piacimento, omette di scrivere il numero nel campo apposito, sulla SIM.

Potrei scriverlo io sulla SIM?

Scrivere sulla SIM

Secondo questo forum di Android, se hai i permessi di root, potresti scrivere sulla SIM. Potresti installare delle versioni del sistema operativo o delle applicazioni  di terze parti che consentono di modificare i campi scrivibili della SIM.

Una alternativa potenzialmente più semplice potrebbe essere quella di utilizzare un dispositivo non Android per scrivere sulla SIM. Ad esempio, un risponditore suggerisce di utilizzare un vecchio telefono Nokia per compilare il campo.

Non ho potuto verificare nessuna di queste alternative, per ora. Se dovessi sperimentare qualche sistema, vi aggiornerò.

Aggiornamento: Ho provato con un iPhone 4S, IOS 9. Non è ammessa la modifica del campo del numero di telefono. Su alcuni forum sostengono che il 3S fosse capace. Altrove si nominano i Nokia e il Panasonic T50.

Aggiornamento: Ho provato con un Samsung E1190 (del 2011) e un Nokia 2600 (del 2004) ma nessuno dei due ha l'opzione. Comincio a pensare che non sia così semplice...

Torna alla ribalta l'opzione di utilizzare un framework applicabile agli Android con permessi di root. Si chiama Xposed, e alcune nozioni le troviamo su questo post del sito WIZBLOG.it
Tra i moduli disponibili, un modulo specifico per poter modificare il campo del numero sulla SIM.

Aggiornamento: Ho provato con un Sony Xperia E4 Dual rootato, con Android 4.4 su cui ho installato Xposed in formato APK, (XposedInstaller_v2.6.1) e il modulo SIM editor - (com.gnufabio.simeditor_v21_e607ae.apk). Funziona!

31 agosto 2019

Lo ricomprerei: Bollitore Braun

A casa mia ci sono degli oggetti di uso comune che mi stupiscono per la funzionalità o la robustezza.

Più volte ho pensato che vorrei dedicare un post a questi oggetti che spesso diamo per scontato, e quindi do il via a un nuovo filone intitolato: "Lo ricomprerei."

Il primo oggetto che recensisco è il bollitore elettrico Braun, che utilizzo da oltre dieci anni e non ha mai dato segni di cedimento.

Lo usiamo per il tè, il caffè all'americana e le tisane, per preriscaldare l'acqua della pasta, per scaldare l'acqua della barba, insomma tutte le volte che abbiamo bisogno di acqua molto calda in poco tempo.

Il design è piacevole, e l'azzurro tenue del modello scelto per la nostra cucina non si impone all'occhio.

Come molti bollitori elettrici, ha una base circolare con cavo di alimentazione. Una finezza di design è la possibilità di avvolgere il cavo in eccesso all'interno della base, in modo che rimanga esposta solo la porzione necessaria per arrivare alla presa.

Come potete vedere dalla foto del fondo, il modello è WK210, da 2KW.  Incredibile ma vero, assemblato in Europa, in Repubblica Ceca.

La tacca del massimo livello di riempimento indica 1,6 litri.


Credo non si trovi più in commercio, ma vi lascio comunque il link su Amazon:
https://www.amazon.it/Braun-AquaExpress%C2%AE-WK-210-Bollitore/dp/B000MHUYJI

Due delle recensioni su Amazon indicano che i possessori l'hanno utilizzato per anni e anni senza noie: in un caso, più di dieci anni, nell'altro 24 anni!

E' chiaro che in questi casi, in un'ottica consumistica e di usa e getta, il produttore rischia il fallimento, perché una volta che satura il mercato, non c'è più domanda.

Grazie Braun!

17 febbraio 2019

il lettore Kindle in mano al bambino

Siamo una famiglia che legge più della media. A Natale è arrivato un bellissimo regalo ad uno dei miei figli: un Kindle PaperWhite.


Prontamente ho avviato l'impostazione dell'account e insieme abbiamo trovato i primi libri sul negozio elettronico. Chiaramente l'account è il mio ed è collegato ai meccanismi di pagamento impostati su Amazon.

Comprare un libro? No problem

Terminati i primi libri, la giovane lettrice in questione ha subito cercato una nuova serie dello stesso autore, e, ottenuta l'autorizzazione, ha avviato l'acquisto.

Con mia grande sorpresa, il Kindle non ha chiesto password né codici, niente di niente. L'acquisto fila via liscio e mi ritrovo l'addebito sul conto.

La cosa mi lascia molto perplessa, e ricontrollo quattro volte le impostazioni dell'account: non c'è l'acquisto con singolo click, non ci sono flag del tipo, "Ricordami" o "Non mi chiedere niente, compra e vai!". Sembra tutto ok, lato account Amazon.

La cosa si ripete in una seconda occasione, e capisco di avere in mano una bomba ad orologeria.

Time, clock, bomb pictures
Finalmente oggi, in occasione dell'ennesimo acquisto, raccolgo le mie energie e mi metto di traverso. "Fermi tutti! Questa cosa deve finire!"

La soluzione: Kindle FreeTime

Indago un po' e scopro l'esistenza di Free Time. E' il nome che Amazon ha dato agli account dei minori utilizzatori del lettore Kindle ed è collegato ai "Parental Control" ossia al controllo genitoriale.

Con "Free Time" il genitore imposta la password di "Parental Control" ed è solo inserendo questa password che il bambino può accedere al negozio online. Non solo, una volta acquistati i libri, il genitore deve esplicitamente aggiungerli alla lista visibile al bambino.

Trovate le istruzioni sul sito di Amazon, e un articolo più panoramico in questo blog di Micaela.
In inglese, invece trovate un post ancora più dettagliato sul sito pocket-lint.



27 agosto 2018

FreePBX compra Asterisk

 Con questo comunicato stampa di Sangoma si annuncia una piccola rivoluzione nel mondo della telefonia "alternativa". Per 30 milioni di dollari, Sangoma compra Digium.

FreePBX, con la sua rana verde, è da alcuni anni l'interfaccia grafica preferita dagli utenti non specialisti per il centralino software asterisk.


Per chi non lo conoscesse, asterisk è un software gratuito che consente a chi smanetta un po' di crearsi un centralino telefonico 'software' in casa, in grado di smistare le chiamate, rispondere con messaggi vocali, gestire decine di interni, e, con un po' di sforzo, di fare della contabilità di base delle chiamate. Con questo centralino è possibile agganciarsi a provider VOIP, ossia di telefonia su rete internet, e sfruttare le tariffe concorrenziali che possono offrire per effettuare telefonate internazionali, o poter offrire servizi automatici personalizzati a basso costo.

Io lo utilizzo da anni in azienda, ma probabilmente molti di voi avranno chiamato un centralino asterisk senza saperlo.

La configurazione di asterisk non è banale e neanche particolarmente simpatico al neofita (user friendly, dicono gli inglesi), ragion per cui sono nati sia sistemi "già fatti", a cui applicare un minimo di personalizzazione, che strumenti dedicati a semplificare la vita dell'utente, come l'interfaccia grafica FreePBX.



FreePBX, è sì gratuito, ma per fare delle cose serie prevede moduli a pagamento. Da qualche anno FreePBX è gestito da Sangoma Technologies, che realizza anche centralini finiti e telefoni VOIP.

Che fine farà asterisk?

Saranno in molti a chiederselo, un po' come per MySQL, quando fu acquisita da Sun e poi da Oracle.
Per ora, Sangoma ha cercato di tranquillizzare gli animi con una FAQ (in inglese) ma di sicuro saranno in molti con le orecchie puntate per vedere nella pratica quali saranno le prossime mosse di questa nuova importante realtà nel mondo della telefonia su internet.
 

09 giugno 2018

Pane di pasta madre in macchinetta 2


Come vi raccontavo in un precedente post non trovo più il tempo per impastare a mano il pane di pasta madre, e sto sperimentando ricette per ottenere pane "casereccio" dalla macchinetta del pane.

Dopo alcuni insuccessi con i programmi a ciclo completo, dovuti a scarsa lievitazione, oggi ho provato una nuova ricetta, che si basa sulla disponibilità dei programmi "Impasto" e "Cottura" nella mia macchinetta.

Il programma "Impasto", impasta e lascia lievitare. Il programma "Cottura", beh, provate ad indovinare!

La ricetta di oggi è più o meno così:
  1. Buttate tutti gli ingredienti nella vaschetta: pasta madre, acqua, farina e sale. Le quantità che faccio di solito sono 600g farina e 400 di acqua. Nel dubbio meglio un impasto molle.
  2. Lanciate il programma "Impasto". Il mio dura 90 minuti.
  3. A fine programma, ho osservato la lievitazione e la consistenza: l'impasto era basso e troppo molle. Ho aggiunto farina e lanciato il programma "Impasto" una seconda volta.
  4. A fine programma lasciate che l'impasto lieviti fino all'altezza desiderata, ossia praticamente fino al bordo della vaschetta o poco meno.
  5. Lanciate il programma "Cottura". Il mio dura 60 minuti. Se necessario ripetete il programma cottura fino al tempo necessario. Leggendo i tempi parziali dei programmi a ciclo completo, la cottura dura da 65 a 80 minuti, a seconda dei programmi. La mia cottura è durata circa 80 minuti e la crosta è venuta molto croccante.
Ecco una foto del risultato:


Come diceva Benigni: "Provare, provare, provare..."

Aggiornamento (giugno 2018)
Ho sperimentato anche la versione 'notturna' di questa ricetta:
  1. Verso ora di cena, versate pasta madre, acqua e 90% della farina nella vaschetta
  2. Avviate il programma IMPASTO
  3. A fine programma, aggiungete sale e la farina che rimane
  4. Avviate ancora il programma IMPASTO
  5. Andate a dormire, lasciando i lievitini a festeggiare tutta la notte
  6. Alla mattina dovreste trovare l'impasto bello alto, pronto da cuocere
  7. Avviate il programma COTTURA (60 minuti sono ok, se imposto la doratura Alta)
Non avrete la soddisfazione del pane appena sfornato per colazione, ma una bella merenda a base di pane casereccio a metà mattinata non ve la toglie nessuno!

Aggiornamento (novembre 2018)
Pane di pasta madre in macchinetta 3

24 maggio 2018

Sveglia luminosa

Rientrate nella categoria dei "gufi"?
Siete di quelli che potrebbero andare avanti tutta la notte, ma alla mattina ti svegli su Marte?
Quelli che "la sera leoni, la mattina ...."?

La sveglia è una dolorosa necessità, e non deve essere di quelle da infarto o da allarme antincendio.

Meglio una musichetta dolce, che lentamente ti entra nel cervello, ricordandoti che ci sono persone che ti aspettano a scuola, in ufficio, al lavoro o semplicemente per la colazione.

Ho provato diverse soluzioni, dal PC con lettore di mp3 (Winamp, all'epoca) e job schedulato, alla radiosveglia, magari con funzione "rimanda" (snooze, in inglese) che ti consente di svegliarti per gradi.



Non c'è cosa più bella che svegliarsi spontaneamente, a conclusione dell'ultimo ciclo, con la luce del sole. Purtroppo d'inverno non è possibile, e spesso l'ora del risveglio non coincide con la fine di una fase di sonno.

Da qualche mese mi hanno regalato l'ultima novità nel settore: la sveglia luminosa.Una luce che si accende in maniera graduale, a partire da una mezzoretta prima dell'ora, simulando l'effetto della luce naturale che entra dalle finestre.





Questa lampada è stata diffusa in massa nella versione Philips, ad un prezzo non proprio popolare.
Philips-HF3520-01-Wake-Up-Light su Amazon

Nel mio caso, dispongo di una copia cinese, in vendita su Amazon.
Wake-Up Light,SOLMORE Lampada Touch

E' un modello a batteria, con ricarica via cavetto USB.  La batteria dura tre o quattro giorni, ma mantiene la memoria dell'ora anche da scarica.

La luce parte mezz'ora prima dell'ora impostata. All'ora impostata ripete dei suoni della natura, tipo uccellini nella foresta. Ha qualche difetto nel firmware, e a volte l'audio non parte.

Per me è una soluzione che funziona, mi trovo bene, meglio di tutte le soluzioni provate in precedenza.

Non ho il panico di svegliarmi al buio e lottare contro natura per aprire gli occhi e non vedere niente, o peggio ancora di accendere di colpo la luce per cercare di imporre l'alba al cervello.
Non ho il dubbio che al mattino alla radio stiano parlando o che mettano canzoni che non abbiano alcun effetto sul mio coma.

Insomma, mi sembra una buona stampella tecnologica, che non sostituirà mai una buona nottata di riposo e la luce dell'alba, ma almeno ci prova!