09 marzo 2018

Segnalibri su internet

Navigo internet dagli anni '90, quando ero all'università. Da allora ad oggi ho cambiato browser, computer e sede parecchie volte.

Ci sono dei posti che ho scoperto di cui vorrei mantenere un ricordo, perché sono particolari, o rilevanti per qualche mia esperienza o lavoro o interesse.

Dove registrarli?

Dopo alcuni cambi, e perdite di segnalibri, mi sono iscritto a Delicious, che, a costo zero, mi consentiva di registrare segnalibri dal browser, e ripescarli a piacere. Nato nel 2003, è stato il sito che ha diffuso per primo la possibilità di etichettare i propri segnalibri, creando delle 'zone' di interesse.

https://del.icio.us/simon_allen_71/

Lo usavo raramente, ma ho accumulato qualche decina di siti che ogni tanto rivisito e di cui vorrei ricordarmi.

Ora (marzo 2018) scopro che nel 2017 è stato acquistato e ibernato da un sito rivale, Pinboard.

Da una parte, internet, come ogni essere vivente, è un flusso continuo, e, come dice un vecchio sito di messaggi di errore haiku,

hai messo il piede nel fiume
ma l'acqua è cambiata
la pagina c'è più

Dall'altra, ci sono persone e organizzazioni che vivono per anni, e continuano a produrre contenuti interessanti, o fanno partire nuove iniziative che posso seguire.
Quindi, voglio provare a conservare i vecchi segnalibri, e avere un posto dove posso tenere i nuovi.

Dove traslocare i miei vecchi segnalibri?

Ho trovato in inglese una recensione dei siti di "social bookmarking" ossia di segnalibri condivisibili e ricercabili. Anche Wikipedia ha una sua pagina dedicata al fenomeno, e, in inglese, una lista di siti e servizi.


Per ora nella mia lista ci sono:
 Farò qualche esperimento e ve lo racconterò.

19 febbraio 2018

Pane di pasta madre: ricetta per macchinetta del pane

Da bravo occidentale salutista, ho sperimentato con la pasta madre, per fare il pane come una volta.

Ma il tempo è più compresso di una volta, e da sei mesi ormai avevo rinunciato agli impasti e le infornate del weekend.

Grazie alla richiesta di una amica, ho riattivato la pasta madre che era archiviata nel freezer, e, dopo una settimana di cure materne, mi sembrava pronta per la missione.

A questo punto ho tentato la strada della tecnologia. Ho cercato in internet qualche ricetta, forte della mia esperienza manuale. Quella che mi ha dato più speranza l'ho trovata (in inglese) nel blog di Rachel Cotteril.

Il risultato è stato confortante e commestibile, tanto che l'ho ritratto per condividerlo con voi.

La mia ricetta tecnologica per avere un pane di pasta madre appena sfornato per colazione va più o meno così:
  1. nel tardo pomeriggio, metti pasta madre (almeno 50g), acqua e farina nella vaschetta
  2. lancia il programma "Impasto" (il mio dura 1h30)
  3. aggiungi il sale (2 cucchiaini), bagnandolo
  4. dopo cena, seleziona il programma più lungo che ha la macchinetta, nel mio caso, "Integrale Pane Bianco" da 3h50. Imposta la partenza ritardata quanto basta per arrivare a un'oretta prima della colazione. Es. avviandolo alle 22, impostando un tempo totale di 8h, finisce alle 6 e posso sfornarlo alle 7 ancora caldo (deve raffreddarsi un pochino, prima di tagliarlo).
Grazie Dio, per il pane quotidiano!

14 febbraio 2018

Libero professionista in Italia

Ho aperto la partita IVA nel 2011 e l'ho chiusa nel 2017.

Nel frattempo ho capito alcune cose.

Il libero professionista in Italia deve essere veramente libero.

Non deve avere familiari a carico. Non deve avere un mutuo. Non deve avere handicap o barriere tecnologiche.

Tutte queste cose costano e non c'entrano con la professione. Lo Stato non le prevede nella vita del professionista, e rimangono esclusivamente a tuo carico.

Se non ti pagano una fattura, e non mangi per un mese, è un tuo problema e devi soffrirci tu. Chiaramente se hai familiari a carico, diventa difficile spiegarlo a loro.

Se ti ammali e non puoi lavorare, e magari devi anche pagare i ticket, sono problemi tuoi. Lo Stato non prevede che un professionista si ammali.



Lo Stato si tutela anche per il futuro dei lavoratori dipendenti. Ti chiede di pagare acconti di tasse e INPS per l'anno successivo. Devi versare tasse su quello che prevede che guadagnerai nel corso dell'anno dopo. Fa niente che oggi fai fatica ad arrivare a fine mese.

Puoi anche non pagare: lo Stato te li anticipa e poi ti chiede le sanzioni due anni dopo, come andare in banca e pagare gli interessi.


Stai ancora pensando di voler aprire una partita IVA?

Continua la tua lettura qui:
https://www.fanpage.it/13-cose-che-devi-sapere-se-apri-ora-la-partita-iva-se-no-sei-fottuto/
(versione aggiornata di questo articolo)

04 gennaio 2018

Dia: un software per disegnare diagrammi

Sono un sostenitore del software libero e aperto.

Notoriamente, i software per il disegno sono a pagamento.
Notoriamente, in Italia, ce ne freghiamo e usiamo i crack o versioni abusive di Autocad, Visio, Photoshop, Corel Draw ecc ecc.

Qualche anno fa, dopo anni di esperimenti e ricerche di un software che andasse bene per documentare reti informatiche e strutture dei progetti software, ho trovato, un po' per caso, un software libero, scritto proprio per fare diagrammi ed esportarli in vari formati stampabili.

Si chiama Dia e lo trovate qui:
http://dia-installer.de/index.html.en


Questo software è compatibile con Windows, Mac e Linux.

Purtroppo non viene aggiornato da un po', anche se ci sono dei volontari che stanno manutenendo la compilazione e le traduzioni.  In particolare, dato che è basato su GTK+, viene seguito dalla comunità Gnome. GTK+ è l'ambiente usato per scrivere applicazioni multipiattaforma come GIMP e Firefox, ad esempio.

Il suo autore, Steffen Macke, è morto a maggio del 2014.

Non so quasi niente di lui, tranne che programmava ed era molto attento alle frontiere dello sviluppo informatico. Ad, esempio, in uno dei suoi ultimi post su Twitter, nel 2014, parlava dell'importanza di Bitcoin.

Nella pagina delle donazioni a favore di Dia, aveva previsto la possibilità di donare in Bitcoin.

Chissà cosa penserebbe oggi Steffen, sapendo che gli erano stati donati nel 2012: 260 dollari, 25 Euro e 1.83 Bitcoin. Nel 2012 il cambio Bitcoin era circa 1 BTC = 7 USD. Alla valuta di oggi quei Bitcoin valgono più di 23 mila Euro!

17 novembre 2017

Ho la testa fra le nuvole

La nuvola del titolo è il cosidetto Cloud, cioè quell'aggregato di tecnologie che ci consentono di tenere i nostri dati 'su internet', di scrivere blog come questi, di 'affittare computer' e 'spazi internet' che non abbiamo idea di dove siano fisicamente.

Se la mia vita informatica si trova su Dropbox o su Google Docs, e se il mio blog è ospitato qui o su Wordpress, e utilizzo i calcolatori virtuali di Amazon, so di aver delegato la custodia delle mie cose e le mie attività a un terzo.

illustrazione di Sergio Fedriani



In misura maggiore o minore sarò, come migliaia di altri, dipendente da quei terzi, dal mio collegamento ad internet, e dalle condizioni economiche e politiche del mondo che condividiamo.

Se salta qualche elemento, probabilmente quei dati non saranno più accessibili a me, e forse a nessuno vicino a me.

Richard Stallman è uno dei guru informatici che predica contro questo stato di cose, cercando di mettere in allerta quelli che incoscentemente si affidano a terzi su cui non hanno controllo.

In questo articolo del 2011 si accenna ai rischi legati a non sapere esattamente su quale territorio giuridico risiedono i nostri dati personali. A sua volta, fa riferimento all'articolo di Tom's Hardware che accenna agli effetti del Patriot Act di Bush, che consente alle autorità federali di violare la privacy dei cittadini in nome della Sicurezza del Paese.

Al di là degli aspetti legali, è utile che ogni privato e ogni organizzazione che dispone di dati sensibili e importanti nel Cloud valuti con attenzione la catena delle risorse necessarie a mantenere l'accesso ai dati, e i rischi associati alla loro potenziale perdita.

Le domande da porre sono:
  1. Chi può accedere ai miei dati, con il mio consenso o senza?
  2. Chi deve poter accedere ai miei dati? (Ad esempio, chi mi sostituisce se sono impossibilitato?)
  3. Qual'è la catena di risorse necessaria per accedere? (dispositivi, connessioni, credenziali ecc)
  4. I singoli elementi della catena hanno delle vulnerabilità importanti?
  5. Ho organizzato la ridondanza degli anelli di questa catena?
  6. Ho valutato le implicazioni legali, economiche e geopolitiche della scelta dei miei fornitori?
  7. Riesco a trasferire le informazioni altrove, se mi accorgo di un problema?
Tornando al titolo dell'articolo:
       se ho la testa nelle nuvole, e piove, mi hanno tagliato la testa?

06 novembre 2017

uscita dei ragazzi da scuola

Una recente circolare del ministro Fedeli, che non sono riuscito a trovare, invita i Dirigenti scolastici a respingere la nozione e la volontà dei genitori che i ragazzi possano uscire dalla scuola media senza un accompagnatore adulto.

La circolare nasce, secondo alcune fonti, come qui sul Corriere, da una sentenza di Cassazione che ha condannato Preside e Miur a risarcire i genitori di un ragazzo morto sotto uno scuolabus.

Così, alcuni presidi hanno emesso circolari dirette ai genitori, come quella che potete leggere qui, nella quale si dice che gli alunni
dovranno sempre essere presi in consegna dai genitori affidatari o da persone da questi delegati. NON SARANNO PRESE IN CONSIDERAZIONE AUTORIZZAZIONI O LIBERATORIE ALL’USCITA AUTONOMA DEGLI ALUNNI.
spiegando che la legge è lacunosa, ma la sommatoria della giurisprudenza italiana è orientata a considerare i ragazzi minori di quattordici anni come incapaci, che non possono mai essere lasciati senza la presenza di un adulto.

Testualmente cito:
 la scuola debba aver cura degli alunni ad essa affidati, obbligo che discende dall'art. 2048 del codice civile.
 ...
art. 591 del codice penale, che recita testualmente: "Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici [...] e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni". Nel codice penale è specificato che per i minori di quattordici anni è prevista una presunzione assoluta di incapacità.
         ...
 l’orientamento costante della giurisprudenza negli ultimi 20 anni esclude ogni azione diretta a richiedere ai genitori, o ad accettare da essi, l'autorizzazione al rientro a casa degli alunni da soli o non accompagnati da soggetto maggiorenne
          ....
 Esistono evidenti lacune nella normativa, colmate da sentenze di numerosi tribunali
           ....
 la responsabilità penale dell’insegnante preposto alla sorveglianza del minore affidatogli è sempre personale e nonderogabile,
Cita anche alcune sentenze della Cassazione, tra cui: CORTE DI CASSAZIONE CIVILE SEZ. I, N.3074 DEL 30/3/1999.

La specifica soluzione adottata da questo dirigente è di passare il ragazzo dalla responsabilità del docente, al collaboratore scolastico, al genitore o delegato, o se non reperibile, alle autorità di Pubblica Sicurezza.

In pratica, siamo di fronte ad uno scenario comune in Italia, e cioè quella di leggi scritte male e inapplicabili, giudici che assegnano colpe e responsabilità, il palleggiamento delle responsabilità tra figure che non ne vorrebbero, e l'inevitabile negazione del buon senso.

Come si concilia il concetto di "abbandono" con la delega funzionale dell'istruzione del ragazzo?

Se l'istruzione è un diritto e non posso accompagnarlo, avrò diritto ad un accompagnatore, no?
Visto che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, i lavoratori possono legittimamente chiedere allo Stato il trasporto o l'accompagnamento degli alunni da casa a scuola e viceversa, se gli orari di lavoro non sono compatibili con gli orari della scuola?

Chi ha collegato il concetto di "abbandono di minore" con l'orario scolastico dovrebbe spiegare bene il suo ragionamento e come lo applica alla vita di tutti i giorni degli italiani.

La risposta del ministro Fedeli, a quanto dicono i giornali, è stata: "Chiedete aiuto ai nonni".







21 ottobre 2017

Alan Turing: The Enigma

Ho recentemente completato la lettura della biografia di Alan Turing scritta da Andrew Hodges nel 1983, nella edizione inglese del 2014.

Non è una lettura semplice. Sono circa 700 pagine fitte di note, commenti e riflessioni che documentano la vita di Alan Turing, e l'accanimento con cui l'autore si è impegnato per ordire una trama sparsa. L'esiguo materiale disponibile all'autore è dovuto in parte alla riservatezza del personaggio, ma anche l'impegno al silenzio che riguarda tutto il contesto dei servizi segreti britannici per i quali Turing lavorò durante la seconda guerra mondiale.



Per il lettore italiano che non sia ferrato in cultura britannica, molte cose potranno sembrare strane e incomprensibili, per quanto sia evidente lo sforzo di descrivere il contesto storico, familiare e culturale dell'Inghilterra della prima metà del Novecento in maniera semplice e distaccata.

E' una lettura altamente stimolante per chi come me è affascinato dalle biografie, dalla filosofia (in particolare la filosofia della scienza) e dal contesto storico da cui provengo.

Si rimane sbigottiti davanti alla curiosità e ingenuità della mente di Turing che è affascinato dalla vita in tutte le sue forme e organizzazioni, e cerca teorie, modelli e formule che possono descriverla.

La caratteristica particolare di questa biografia è che l'autore è, per professione e scelte nella vita, uno che ha una profonda comprensione di molti temi che hanno colorato la vita del matematico inglese.

In italiano la trovate in una edizione del 2014, con il titolo "Alan Turing. Storia di un enigma" (qui su Amazon.it).

Se siete affascinati dal teorema di Godel, ve lo raccomando!